Youtube, la piattaforma web di proprietà di Google, sarebbe stata denunciata per discriminazione da un gruppo di LGBT canadesi.

Questo fatto, che ha dell’assurdo considerando le aperture LGBT di Google che va a braccetto con tutte le loro istanze, è accaduto poco tempo fa (la causa è stata depositata il 13 agosto) ed il tutto è stato coordinato dal cantante Bria Kam, l’attrice Crissy Chambers e l’autore transgender Chase Ross.

Un’altra contestatrice sarebbe Lindsay Amer, creatrice del canale “Queer Kid Stuff”, i cui video d’indottrinamento sarebbero destinati a bambini e ragazzi dai 3 ai 17 anni.

Questi sostengono che YouTube faccia “pratiche illegali di regolamentazione, distribuzione e monetizzazione dei contenuti che stigmatizzano, limitano, bloccano, demonetizzano e danneggiano finanziariamente i querelanti LGBT e la più grande comunità LGBT”.

La “pietra dello scandalo” sarebbe dunque che YouTube avrebbe limitato la pubblicità nei video che presentano parole chiave come “gay” o “lesbica”. Allo stesso tempo, la piattaforma etichetta i contenuti come “maturi” e “sensibili”e per questo motivo impedisce loro di apparire nei risultati di ricerca o nei contenuti consigliati. Infine, YouTube non farebbe niente per filtrare le molestie e gli insulti nei commenti.

Il portavoce Alex Joseph avrebbe dichiarato che “i contenuti focalizzati sulla sessualità gay hanno infranto le regole sulle inserzioni pubblicitarie. Allo stesso tempo, YouTube ha dichiarato di non penalizzare i contenuti a tema LGBT.

“Siamo orgogliosi che così tanti creatori di LGBTQ abbiano scelto YouTube come luogo per condividere le loro storie e creare comunità. Tutti i contenuti del nostro sito sono soggetti alle stesse politiche. Le nostre politiche non hanno alcuna idea di orientamento sessuale o identità di genere e i nostri sistemi non limitano o demonetizzano i video in base a questi fattori o l’inclusione di termini come “gay” o “transgender”. Inoltre, abbiamo forti politiche che proibiscono il discorso dell’odio e rimuoviamo rapidamente i contenuti che violano le nostre norme e chiudiamo account che lo fanno ripetutamente”.

Pochi mesi fa, Susan Wojcicki, la CEO di YouTube, si è scusata con la comunità LGBT per non aver rimosso il canale di Steven Crowder, un comico che ha preso in giro in un video il giornalista omosessuale Carlos Maza.

Ci chiediamo allora: gli stessi provvedimenti sono stati presi quando i cattolici oppure gruppi pro vita e pro family hanno subito discriminazioni da parte degli LGBT (e non solo)?

No, quando succede a loro solo silenzio. Come al solito, le vittime possono essere solo i gruppi LGBT.