La visita di Papa Francesco negli Stati Uniti sta per iniziare, ma, secondo la stampa d’oltreoceano, sarà un inizio caratterizzato da qualche polemica.

Come ha riportato il Wall Street Journal, infatti, il Vaticano non avrebbe preso bene la decisione dell’amministrazione Obama di includere nella lista degli invitati alla cerimonia di benvenuto per il Papa, che si terrà nel South Lawn della Casa Bianca, molti attivisti LGBT, un vescovo anglicano dichiaratamente gay, Gene Robinson, e Simone Campbell, la suora leader del gruppo pro-aborto “Nuns on the Bus”, mentre sembrerebbe che, al contrario, molti rappresentanti del mondo pro-life siano stati esclusi dalla cerimonia.

Secondo il quotidiano statunitense, inoltre, la Santa Sede sarebbe preoccupata che l’eventuale associazione del Papa con questi personaggi nella cerimonia di benvenuto di domani possa essere vista come un “endorsement del pontefice alle loro attività”.

E ad alimentare i timori verso una possibile strumentalizzazione della visita del Papa negli Stati Uniti riguardo i temi legati alla famiglia e ai diritti per le coppie omosessuali, arriva anche un pamphlet diffuso tra i giornalisti statunitensi dall’associazione GLAAD, “Gay & Lesbian Alliance Against Defamation”, i cui rappresentanti saranno anch’essi presenti alla cerimonia di benvenuto di domani. L’associazione, fondata nel 1985 per fare pressione sui media contro l’omofobia, ha infatti dato alle stampe un vero e proprio manuale per i giornalisti, “The Papal Visit”, che contiene tutto quello che, secondo l’organizzazione, c’è da sapere per fare un buon resoconto della visita di Papa Francesco negli Stati Uniti. Un libretto che molti blog cattolici già accusano di voler manipolare l’informazione sulla visita del Papa e sull’atteso incontro del Pontefice con le famiglie a Philadelphia.

A far discutere è il contenuto della guida, che si apre con delle statistiche che testimonierebbero la differenza di vedute tra la maggioranza della Chiesa, favorevole alle istanze della comunità LGBT, e le gerarchie ecclesiastiche, che invece sarebbero contrarie, e che prosegue con una lista delle “best practices” da attuare per persuadere le persone non gay che compongono la Chiesa ad accettare il punto di vista della comunità gay cattolica. Ovviamente, trattandosi di comunicazione, ampia parte del pamphlet è dedicata al linguaggio, e in particolare a quello che è preferibile utilizzare, e a quello che sarebbe meglio evitare: “gay” o “lesbica” al posto di “omosessuale”, “uguali diritti” al posto di “diritti speciali” e così via. In più, l’organizzazione fornisce una lista di associazioni e personaggi di spicco appartenenti alla comunità LGBT a cui dare voce, una serie di storie a cui ispirarsi per i propri articoli, e una vera e propria lista nera, invece, dei “cattivi” che “invocano la religione cattolica per giustificare le loro posizioni anti-LGBT”, completa di profili dettagliati e dei link alle iniziative da loro intraprese, pronti per essere usati per screditarli negli articoli che dovranno essere scritti. E poi, una cronologia di tutti i discorsi e le dichiarazioni di Papa Francesco sull’argomento. L’associazione ha inoltre lanciato una campagna di comunicazione sul web, #tellthePope, che raccoglie i messaggi delle coppie gay cattoliche che vorrebbero incontrare il Pontefice.

L’intento degli attivisti di GLAAD è chiaro: incanalare parte della copertura mediatica della visita del Santo Padre nell’ottica delle rivendicazioni della comunità LGBT cattolica. Nulla di illegale ovviamente, ma, essendo abituati ormai a interpretazioni più che fantasiose delle dichiarazioni di Papa Francesco da parte dei media, pubblicazioni come queste, ci invitano ad essere più attenti e a pretendere un’informazione imparziale. Soprattutto ora che, a pochi giorni dall’Incontro Mondiale delle Famiglie, e a meno di due settimane dal Sinodo dei Vescovi, il tema della Famiglia è più che mai al centro del dibattito pubblico.

Visualizza qui il Report “The Papal Visit”

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