Imbavagliare il pensiero dei dissidenti gender. Questo l’obiettivo dell’incontro che si è svolto a Roma giovedì 22 dicembre presso la sede del Ministero della Giustizia sotto l’egida dell’Unar e dello stesso Ministro Andrea Orlando che si sono seduti attorno ad un tavolo assieme alle principali associazioni LGBT+ per discutere riguardo le prossime strategie comuni di contrasto alle discriminazioni e in particolare al cosiddetto hate speech on line.

Il segretario nazionale dell’Arcigay Gabriele Piazzoni, tra i protagonisti dell’iniziativa, ha espresso tutta la sua soddisfazione per l’importante incontro istituzionale, commentando così in un ampio comunicato:

“Non possiamo che rallegrarci per l’iniziativa di Unar e del Ministro che di fatto riapre un dibattito che la politica attraversa purtroppo in maniera ancora discontinua, perciò inefficace. Per quanto riguarda le persone lgbti, non possiamo non sottolineare il permanere dell’assenza di una legge che definisca aggravanti per i crimini e le parole d’odio commesse nei loro confronti: la legge contro l’omotransfobia giace, in una formulazione ambigua e insufficiente, alla commissione giustizia del Senato da più di mille giorni e non sembrano essere in campo proposte alternative per riaprire quella discussione”.

Piazzoni ha lodato liniziativa, ricordando come una delle priorità politiche sia costituita ora da una chiara e ferma legge che persegua e punisca il “reato” di omofobia, in special modo on-line:

“Quella legge resta un nodo urgente, perché rappresenta il presupposto giuridico e culturale per qualsiasi azione voglia essere messa in campo. Bene allora l’incontro di oggi, che riaccende i riflettori sul tema, ma crediamo che vada sottolineato nelle premesse che questo percorso ha bisogno che il Parlamento faccia con urgenza la sua parte. Con piacere abbiamo accolto l’invito delle istituzioni a collaborare per la messa in campo concreta di azioni di prevenzione e contrasto del fenomeno dell’hate speech, in particolare quello che imperversa sulla rete (…)”.

STRANA TOLLERANZA

Il segretario nazionale dell’Arcigay vorrebbe dunque stabilire lui, attorno ad un tavolo con le altre associazioni LGBT+, cosa è giusto e cosa è sbagliato. Cosa si può dire e cosa non si può dire. Dietro all’apparente anche condivisibile lotta al fenomeno dell’ “hate speech”, intesi come discorsi d’odio, si cela in realtà un prepotente piano volto a tappare la bocca ad ogni pensiero dissidente. Un paradossale concetto di tolleranza che, in nome del principio di non discriminazione, vorrebbe mandare in galera chi osa dissentire dal diktat etico dominante.  Un sito come Osservatorio Gender che cerca di informare, raccontando la verità in tema di gender e omosessualità, incapperebbe nel reato d’odio ?