«Uscire dal Guscio» è un Festival del quale si è già parlato su queste pagine (1): si rivolge all’infanzia e all’adolescenza (sì, proprio ai bambini dai 5 ai 10 anni) e si svolge in vari Comuni a Nord di Bologna.

A differenza di altre iniziative della lobby LGBT, non si svolge esclusivamente nelle scuole, né solo in spazi pubblici (come ad es. un gay pride), ma prevede entrambe le modalità. Ad esempio – attraverso i soliti pretesti della “educazione alle differenze”, “prevenire discriminazioni”, ecc. – vengono lasciati avvisi nelle scuole con cui si invita a far visitare ai bambini mostre apparentemente innocue di “libri per l’infanzia”, in orario pomeridiano e in locali offerti dalle pubbliche amministrazioni.

L’edizione 2018 del Festival è stata contrastata – in modo molto più forte della precedente – grazie alla determinazione di vari esponenti di partito e di liste civiche (2).
Tuttavia, i numerosi comunicati stampa, interrogazioni e richieste di accesso agli atti amministrativi si sono infrante contro le totalitarie amministrazioni comunali e regionali a guida Partito Democratico. Le varie risposte suonano più o meno tutte allo stesso modo: «Tali contenuti sono totalmente condivisibili, per cui la città Metropolitana ha ritenuto di concedere il patrocinio all’iniziativa».

Come difendere i diritti della famiglia e impedire che i bambini vengano confusi circa la propria sessualità, se – come nel caso dell’Unione Reno-Galliera – ci sono 17 consiglieri di cui ben 9 del PD?
I Consiglieri Comunali Stefano Zanni (Galliera), Christian Bonvicini (Castel Maggiore), Marco Bonora (San Giorgio di Piano) e Mattia Polazzi (San Pietro in Casale), non si sono arresi: dopo aver chiesto la consulenza di fattisentire.org e la consulenza legale dell’avvocato On. Galeazzo Bignami e del Consigliere Comunale del capoluogo Avv. Francesco Sassone, hanno presentato un esposto alla Corte dei Conti (3) contenente vari rilievi e domande sull’osservanza delle procedure amministrative che hanno finanziato il Festival gender.

In altre parole, vista l’impossibilità di far ragionare la maggioranza “rossa”, si sono spulciati bandi, regolamenti, atti amministrativi, finendo con il rilevare numerose possibili irregolarità. Ne segnaliamo solo una, a nostro avviso la più clamorosa:

«Per lo svolgersi del Festival sono stati utilizzati, tra l’altro, personale comunale, beni, servizi e sostenuti costi vivi relativamente ai seguenti immobili di proprietà comunale […]. A tal proposito si segnala la possibile assenza di forme di accordo o contrattuali, di istanze scritte inoltrate agli enti competenti dall’associazione ‘Genitori rilassati’ o di delibere di consiglio».

Se così è, si potrebbe affermare che l’ideologia gender è stata diffusa elargendo fiumi di denaro pubblico a solo titolo di amicizia e conoscenza personale.

Il testo dell’Esposto merita di essere studiato e valutato da ogni movimento profamily, sia  perché si tratta di una modalità poco usuale di contrasto all’ideologia gender, sia perché è segno di una feconda collaborazione tra famiglia e partiti.
Lo trovate qui: www.fattisentire.org/db/esposto-fotografato.pdf

Resta ora da attendere l’esito dell’indagine e la verifica da parte della Corte dei Conti, nonché l’auspicabile eco mass-mediatica per tanto coraggio e impegno.