Il gender diktat arriva anche al celebre e prestigioso Academy Award, meglio noto come Oscar del cinema, il premio cinematografico più importante e antico al mondo, assegnato per la prima volta il 16 maggio 1929.

Kelly Mantle, un artista gender-fluid concorrente della sesta stagione del reality statunitense “RuPaul’s Drag Race”, in Italia distribuito come “America’s Next Drag Queen“, è infatti il primo candidato all’Oscar eleggibile in entrambe le categorie maschile e femminile.


Una nomination valsagli per il ruolo di una prostituta transgender interpretato in “Confessions of a Womanizer,” una commedia drammatica scritta e diretta dal regista di origini indiane Miguel Ali.

I produttori del film al momento della compilazione dei documenti necessari alla presentazione delle candidature agli Oscar si sono infatti trovati di fronte al dilemma di come classificare Mantle il quale, seppure nato uomo, è oggi di fatto una femmina. Alla fine, per non sbagliare il performer transgender è stato inserito in entrambe le categorie, e l’Accademia degli Oscar non ha fatto una piega dando il suo benestare alla doppia folle candidatura.

A questo punto, vista la dissoluzione delle identità maschili e femminili imposta dal nuovo paradigma etico contemporaneo, sarebbe più logico abolire del tutto le categorie maschile e femminile e assegnare i premi al di là del “gender”. Far concorrere un candidato dall’identità sessuale incerta in entrambe le categorie esprime emblematicamente la schizofrenia e assurdità dell’ideologia gender, odierna promossa ed imposta dal potente sistema mass-mediatico globale.