Pochi giorni fa si è tenuta la prima giornata di «Torino Sposi» al PalaAlpitour, manifestazione torinese promossa da Guida Sposi, a dimostrazione del grande business economico che si è creato a seguito delle cosiddetta “unioni civili”, specie nel settore delle nozze.

Infatti, con la collaborazione di Quore, associazione di promozione sociale per i “diritti LGBT”, Guida Sposi ha sostenuto il progetto Friendly-Piemonte: “Omofobia No Grazie”: campagna di sensibilizzazione contro l’omofobia che riunisce esercizi commerciali, operatori turistici, enti culturali e istituzioni pubbliche“, all’insegna dell’inclusione per tutti.

Alessandro Battaglia, presidente dell’associazione para-LGBT Quore, ha così esplicitato i grandi successi rispetto a questa innovazione, sociali prima ancora che imprenditoriali:

 «Abbiamo coinvolto oltre trenta espositori abbiamo consegnato loro un espositore da tenere in vista allo stand e la vetrofania da applicare sulla vetrina del negozio: un risultato molto al di là delle aspettative. Tutti sono gentili, dialogando con loro si coglie interesse imprenditoriale ma anche per l’aspetto sociale del cambiamento». 

Anche Marco Gasperini, membro di Guida Sposi, ha proseguito sulla scia di Battaglia, ribadendo l’importanza di offrire modelli consoni alle coppie omosessuali:

«C’è grande interesse e nessuna preclusione. Numerosi operatori già lavoravano con il mondo LGBT e a noi pareva ovvio. Ma in ottobre diverse coppie di ragazze e di ragazzi ci hanno chiesto se c’erano espositori apertamente “gay friendly”. Questo ci ha fatto accendere una lampadina: è molto apprezzata una dichiarazione di attenzione». 

Fra i numerosi stand erano presenti anche quelli dell’agenzia Deabee Wedding Planner, che da anni prima della legge italiana sui diritti alle coppie gay organizzavano party e trovavano location per scimmiottare il matrimonio fra persone dello stesso sesso.

Marco Farina ed Emanuela Congia, titolari della suddetta agenzia, hanno spiegato ai giornali il percorso che li ha portati alla realizzazione di questa attività con alternativo (e cattivo) gusto:

 «Le coppie si sposavano all’estero e poi ripetevano qui la festa con un finto celebrante. L’interesse per la nostra agenzia è nato dopo un set fotografico “di prova”, tre anni fa, fatto tra Gran Madre e Murazzi, con modelli e modelle realmente gay e lesbiche: la gente si fermava, applaudiva. È stato lì che abbiamo capito che si poteva fare. E abbiamo aperto il nostro portale. Ma con le unioni civili tutto è cambiato, tutto si è semplificato. Totale normalità». 

Altre attività come Vogue SposeGreen Emotion, spiegano come il business maggiore si faccia attraverso le coppie lesbiche, più meticolose rispetto agli uomini.

Stiamo evidentemente parlando di un altro incredibile sconvolgimento, macabro quanto carnevalesco, che però induce la civiltà ad assorbire come “normale” l’inversione dei principi naturali e lo sgretolamento di ogni criterio dettato dal buon senso comune.