La propaganda gender non ha limiti, e approfitta del clima complice e connivente della ”buona scuola” renziana, inscenando persino spettacoli pornografici là dove, in un paese civile, si dovrebbero creare le basi per formare le menti ma soprattutto l’etica educativa degli uomini del domani.

È accaduto all’Istituto Gramsci Keynes di Prato, dove un professore transgender di “trattamento testi”, durante la ricreazione, ha messo in scena uno squallido spogliarello davanti a studenti sbigottiti da cotanta oscenità.

Il protagonista di questa vicenda, evidentemente, si è sentito legittimato e protetto nel compiere tale volgarità, da un istituto che in precedenza aveva partecipato al progetto “Bye Bye Bulli”, che dietro la solita e noiosa copertura della lotta al bullismo e all’omofobia, celava invece l’intento di propagandare l’ideologia gender nelle scuole superiori, con lezioni tenute a porte chiuse da un’associazione LGBT che vigliaccamente si nascondeva dietro la lotta al bullismo, con studenti e genitori lasciati all’oscuro e il vice preside che vietava ai propri alunni di rispondere a qualsiasi domanda sul progetto in questione.

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Come spesso capita in questi frangenti, basta trovarsi al momento giusto nel posto giusto, con uno smartphone tra le mani e documentare con un video ciò che i tuoi genitori mai e poi mai crederebbero: proprio nel luogo finanziato con le loro tasche per assicurarti una giusta formazione come uomo e cittadino, può compiersi un tale sacrilegio del pudore e della dignità dei nostri ragazzi. Una studentessa, quindi, filmando tutto con uno smartphone, ha reso questo “spettacolo” dell’inciviltà, virale sul web, dove dei ragazzi di Azione Giovani di Prato hanno con decisione denunciato l’increscioso fatto chiedendo l’intervento immediato “per accertare l’esatto svolgimento dei fatti ed adottare le misure che saranno necessarie per evitare il loro ripetersi”.

Da lunedì 11 aprile è scattata la sostituzione interna del docente: al suo posto è subentrata un’altra insegnante dell’istituto, che accompagnerà i ragazzi nel loro percorso fino alla fine dell’anno. “Visto il clamore mediatico che questa vicenda ha suscitato – spiega la dirigente scolastica Grazia Maria Tempestiabbiamo preferito optare per questa soluzione, nell’interesse di tutti, sia per facilitare la docente che i ragazzi, e consentire alla didattica di proseguire regolarmente”. Spetterà adesso all’Ufficio scolastico provinciale decidere se prendere o meno provvedimenti nei confronti del docente sulla base del procedimento disciplinare aperto dalla preside e sulle contro-deduzioni che l’insegnante dovrà inviare entro 15 giorni.

Resta un’amara riflessione da fare: in una società ipersessualizzata come questa, la scuola viene usata e violentata per svuotare di ogni principio morale e naturale le menti delle giovani generazioni, abituandole alla normalità della perversione, umiliandone il naturale e innato pudore e ammutolendo il dissenso delle poche coscienze formate.

La denuncia di queste vere e proprie violenze è fondamentale per compiere un’opera di resistenza al pensiero unico che vuole occultare le verità innate scritte nella nostra umanità. A.C.

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