In Spagna è in atto un’offensiva LGBT senza precedenti. Dopo il caso dell‘Università Giovanni Paolo II di Alcorcon condannata a pagare una sanzione di 1.000 € per aver osato inviare una missiva ai genitori al fine di metterli in guardia circa il dilagante insegnamento della ideologia di genere all’interno delle scuole sovvenzionate, previsto dalla cosiddetta “legge Cifuentes”, è infatti ora la volta di Valencia.

Martedì 27 dicembre la Generalitat Valenciana, ossia l’insieme delle istituzioni autogovernative della Comunità Valenziana, ha infatti pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale un nuovo protocollo che introduce una serie di norme rivoluzionarie che applicano alla lettera i dettami dell’agenda gender globale.

In base alle direttive appena emanate, le scuole pubbliche valenziane saranno infatti obbligate a rivolgersi ai proprio studenti utilizzando il nome e il genere da questi scelto, così come a garantire che ogni alunno possa essere libero di utilizzare i vestiti con i quali si sente più a suo agio, al di là del proprio sesso di nascita.

Le nuove norme gender approvate dal Ministero dell’Istruzione della Generalitat Valenciana, come si legge nel documento ufficiale, impongono tali linee guida “al fine di garantire il diritto alla identità di genere, l’espressione di genere e intersessuale“, indicando, passo passo, le azioni che le scuole pubbliche dovranno mettere in atto nei confronti degli “studenti trans e intersessuali“.

DIKTAT ETICO

Leggendo le 35 pagine del documento appare evidente come esso rappresenti un vero e proprio diktat volto a imporre la “fluidità” e l’indifferenziazione sessuale agli studenti valenziani attraverso un dettagliato elenco di condizioni alle quali le scuole saranno costrette ad attenersi, pena immediati provvedimenti e dure sanzioni.

Di seguito le principali direttive previste:

  1. Informare i vertici scolastici riguardo l’acquisizione di materiale di studio e letteratura specializzata ed affidare eventuali presentazioni sul tema ad esperti.
  2. Adottare il vocabolario “gender”, cambiando tutta la documentazione amministrativa (elenchi di classe, rapporti di valutazione, pagelle, buste tasse scolastiche, l’identificazione dei materiali …) “secondo il nome o il genere con il quale si sente identificato l’alunno o l’alunna“.
  3. Non ci sono più maschi e femmine ma student*. Quindi, consentire a quest’ultimi “l’accesso ai servizi igienici e agli spogliatoi in base alla identità di genere espressa“. In più, il protocollo consiglia il personale scolastico a “studiare e ripensare la disponibilità e la distribuzione di lavandini per ragazzi e ragazze, e la possibilità che essi siano mescolati“.
  4. Evitare di svolgere attività diverse tra maschi e femmine, per rafforzare il messaggio di egualitarismo sessuale e “se si verifica in alcuni casi questa differenziazione, l’insegnante prenderà in considerazione il genere con il quale gli alunni si sentono identificati
  5. Obbligo per gli adulti di utilizzare un linguaggio “inclusivo” e “uguale”, ossia la neolingua del gender; “Non utilizzare un linguaggio discriminatorio o atteggiamenti che potrebbero essere denigratori“, secondo quelle che sono le note direttive in proposito della comunità LGBT+.
  6. Nelle classi in cui è prevista la spiegazione del sistema riproduttivo e della sessualità sarà vincolante includere “tutte le possibilità anatomiche esistenti“.
  7. Ancora, vietato dunque parlare di natura umana. Le nuove norme prevedono infatti la censura totale per tutto quello che riguarda “discorsi che presuppongono l’assegnazione di un genere o di un particolare orientamento sessuale assegnato in maniera determinata dal sesso biologico“.
  8. Infine, lotta senza quartiere ad ogni tipo di stereotipo attraverso la promozione di una cultura ugualitaria: “Si promuoveranno modelli di mascolinità ugualitaria per contrastare i modelli prevalenti oggi in società di dominio maschilista“.

DIRETTIVE AD EXTRA

Oltre alle direttive ad intra, il nuovo protocollo ha previsto anche altrettanto rigorose norme ad extra. In particolare, il documento chiarisce l’iter procedurale nel caso in cui il primo “scoglio” di omofobia da superare sia rappresentato dalla stessa famiglia dell’alunno.

A questo proposito, il paragrafo 6.3.4 dedicato alle “misure straordinarie in caso di indicatori di rilevazione di transfobia” spiega come sia preventivamente necessario condurre un’indagine riguardo la famiglia per poter poi affrontare più serenamente la situazione con lo studente:

“Prima della comunicazione del caso alla famiglia, è necessario studiarla, intervistando lo studente e la stessa famiglia, per poter valutare se ci sono indicatori di transfobia o di non accettazione della situazione in famiglia, in maniera da evitare di generare un conflitto ulteriore all’individuo vittima di molestie”.

Nel caso in cui la famiglia non riconosca “l’identità espressa da suo figlio“, in quelli che vengono definiti i “casi estremi di non-cooperazione“, il protocollo redatto dalla Generalitat Valenciana stabilisce che il preside e i vertici scolastici si attivino per richiedere la pronta verifica di una speciale unità di ispezione ed intervento educativo che, se ritenuto necessario, applicherà il protocollo riguardante gli abusi sui minori di cui all’allegato III del decreto 62/2014, del 28 luglio, notificando il caso ai servizi di assistenza sociale per una situazione di “possibile mancanza di tutela dei minori rilevato in materia di istruzione”.

SITUAZIONE SURREALE

Il protocollo emanato dalla Generalitat Valenciana esprime perfettamente il carattere totalitario ed intollerante del “gender diktat” contemporaneo. Le istituzioni della Comunità valenciane si arrogano il “diritto” di ri-educare i giovani studenti valenziani al “verbo omosessualista”, arrivando perfino ad accusare ed esautorare le stesse famiglie “dissidenti”, incriminandole di un paradossale e surreale “abuso di minore”.