Il linciaggio mediatico che si è scatenato contro l’arcivescovo di Valencia, Cañizares, esprime ancora una volta, emblematicamente, il surreale clima culturale nel quale siamo immersi.

Da alcune settimane l’Arcidiocesi di Valencia si trova sotto un serrato e violento fuoco di fila delle lobby LGBT e dei poteri laicisti per “colpa” di alcune “scomode” dichiarazioni pronunciate dalla sua guida, l’arcivescovo e cardinale Antonio Cañizares Llovera, ex prefetto della Congregazione del Culto divino.

Arrivato nel 2014 in una Spagna già profondamente sconvolta dallo tsunami Zapatero, da tempo il cardinal Cañizares mette in guardia i cattolici di fronte alla pericolosità sociale dell’ideologia del gender, ricevendo in cambio attacchi e insulti da parte delle potentissime organizzazioni LGBT. Come riporta il vaticanista Giuseppe Rusconi sul suo sito rossoporpora.org, nelle ultime settimane la situazione è però improvvisamente precipitata e l’arcivescovo di Valencia si trova ora al centro di un vero e proprio processo popolare, orchestrato dai suoi nemici politici e dall’attivissima lobby omosessualista.

LA PRIMA DICHIARAZIONE INCRIMINATA

La prima delle dichiarazioni “incriminate” è datata 10 maggio ed è stata pubblicata sul quotidiano “La Razon“, in un editoriale dal titolo La ideología más insidiosa in cui il cardinale ha ribadito la sua ferma condanna dell’ideologia del gender, descritta come “una delle ideologie più insidiose nella storia dell’umanità e della cultura (…), che si nasconde in orientamenti e legislazioni, per esempio, sotto il titolo di riconoscimento del diritto alla identità e espressione di genere”. Cañizares, visti i rischi e i pericoli insiti in tale ideologia, non ha utilizzato giri di parole, precisando come essa costituisca

“una sovversione in piena regola (…) una vera rivoluzione culturale con conseguenze di grandissima portata per il futuro dell’uomo e della società”.

L’OMELIA “IN DEFENSA Y APOYO DE LA FAMILIA”

Ma le affermazioni che hanno fatto divampare la polemica sono state quelle fatte nel corso dell’omelia “In defensa y apoyo de la familia”, tenuta il 16 maggio scorso presso il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II di Valencia. La gravissima colpa del porporato, a detta degli accusatori, è stata quella di aver osato mettere in rilievo come negli ultimi anni l’istituto della famiglia sia stato sottoposto ad un violento attacco senza precedenti “da parte di dirigenti politici, coadiuvati da altri poteri come l’ ‘impero gay’ e certe ideologie femministe”, esortando l’istituzione universitaria a reagire e “non rimanere inerte davanti agli attacchi”.

Sono bastate queste potremmo dire “banali” e scontate dichiarazioni di un principe della Chiesa cattolica per provocare un’indignata ed aggressiva alzata di scudi da parte della maggioranza governativa e delle organizzazioni LGBT volta ad ottenere la testa dell’autorevole arcivescovo.

LE REAZIONI

Per Isabel Lozano, responsabile delle politiche di uguaglianza e inclusiva della Giunta valenciana,  le affermazioni di Cañizares rappresentano un’inaccettabile

attentato contro il modello odierno di società desiderabile: aperta, inclusiva e diversa. (…) Queste dichiarazioni sono molto gravi perché possono provocare discriminazione, odio o violenza contro collettivi o associazioni, per motivi ideologici”.

Sulla stessa linea il collettivo LGBT Lambda che ha fatto sapere di essere subito messo in moto per adire alle vie legali contro il cardinale. Anche il presidente socialista valenciano Ximo Puig si è unito al coro di proteste, rimproverando l’arcivescovo di aver, con le sue imprudenti affermazioni , “fomentato l’odio tra le persone”; accuse a cui hanno fatto eco quelle della portavoce del Governo, Monica Oltra, esponente del partito valenciano “Compromis”, la quale ha rimproverato Canizares, intimandolo a “non lanciare messaggi di odio” e chiedendo in proposito un intervento ufficiale della Conferenza episcopale spagnola di condanna delle dichiarazioni dell’arcivescovo. Ancora più dure ed astiose le affermazioni di Juan Carlos Monedero, ideologo di Podemos, per il quale: “Cañizares è una persona piena di ossessioni, che danneggiano e limitano la nostra democrazia e promuove un tipo di comportamento paragonabile a quello utilizzato dalla Chiesa durante la dittatura del franchismo”.

LA LEGGE SULLA TRANSESSUALITA’ DIETRO LO SCONTRO POLITICO

Giuseppe Rusconi ricorda come tale scontro vada letto all’interno dell’attuale acceso dibattito politico che vede il governo della Comunità autonoma Valenciana preparare una propria legge sulla transessualità, le cui inquietanti premesse sono state riportate lo scorso 24 maggio dal quotidiano Las Provincias, edizione di Valencia:

Nel testo, che pone un’attenzione particolare all’insegnamento dell’ideologia gender nelle scuole, si espropriano i genitori del diritto di educare i figli anche affettivamente e, all’articolo 51, ci si concentra sugli eventuali renitenti all’accettazione e applicazione della legge. Nel caso di una “grave infrazione” alla legge stessa le persone fisiche o giuridiche saranno multate di 3mila euro, non potranno ricevere nessun tipo di aiuto pubblico dal Governo per un anno e per lo stesso periodo di tempo non potranno stipulare nessun tipo di contratto con l’ente pubblico. Nel caso di una “infrazione molto grave” la multa salirebbe a 45mila euro e il lasso di tempo in cui non si potrebbe ricevere alcun aiuto dall’ente pubblico né stipulare alcun tipo di contratto con esso a tre anni”.

IL CARDINALE RIBADISCE IL SUO NO AL TOTALITARISMO GENDER

Il cardinale Canizares attaccato su più fronti, non si è però lasciato intimidire ed ha ribadito il suo pensiero in tema “gender” in due successive occasioni, il 20 maggio per il “Giubileo delle famiglie” e il 30 maggio per il “Corpus Domini”.

Nella giornata del “Corpus Domini” l’arcivescovo di Valencia ha ricordato come la teoria del gender sia un’ideologia devastante e contro l’uomo, appoggiata e subdolamente imposta da potenti lobby mondiali:

Senza il Creatore la creatura evapora. Questo accade con  l’ideologia del gender, la più insidiosa e distruttrice mai conosciuta nella storia dell’umanità, portata avanti da poteri mondiali che cercano di imporcela più o meno occultamente dappertutto con legislazioni inique cui non si deve obbedire (…) Valencia non si merita una legislazione ispirata a quella ideologia, non si merita questo, non può essere apripista nell’applicazione di tale ideologia insidiosa e distruttrice dell’umanità”.

L’ARCIDIOCESI RISPONDE

Le accuse e i violenti attacchi subiti hanno però costretto l’Arcidiocesi a rilasciare delle comunicazioni ufficiali datate 3 e 4 giugno tutt’ora presenti bene in vista e consultabili sulla home page del sito dell’Arcidiocesi.

Nella prima,
intitolata “Lettera a tutta la diocesi”, il cardinal Cañizares, firmatario della missiva, si rivolge appunto ai fedeli della sua diocesi, denunciando come egli sia stato sottoposto a un vero e proprio processo pubblico in violazione dei più elementari principi di libertà religiosa e sana laicità:

Ignorando il diritto fondamentale di libertà religiosa e quello di una sana laicità in una democrazia pluralista, sono stato sottoposto, di fatto, a un giudizio senza che mi si sia ascoltato e senza una mia difesa, in mia assenza; e sono stato condannato conculcando ogni diritto in una società democratica fondata sul diritto (…) Le Cortes sono state trasformate in un Tribunale popolare, il che rimanda a tanti cattivi ricordi storici”.

Nella lettera l’arcivescovo di Valencia fa notare come il vero odio sia stato quello riversato nei suoi confronti da importanti soggetti istituzionali attraverso accuse infamanti e calunniose:

Tanto il presidente di Compromis che il presidente del Consiglio si sono permessi alcuni giudizi sopra la mia persona veramente infamanti, falsi e calunniosi, che incitavano all’odio e hanno strappato l’applauso dei loro compagni ideologici che hanno ratificato, applaudendo, la vergogna che stava succedendo in loro presenza. (…) Mi si è insultato gravemente, mi si è accusato – dando lezioni di cristianesimo…che assurdità! – di non essere per niente cristiano; (…) si è utilizzato e manipolato il Papa contro di me per screditarmi; ma il Papa non si merita di essere utilizzato così, è a un altro livello molto più degno e elevato. (…) Mi ha particolarmente addolorato l’accusa di incitare all’odio contro omosessuali, lesbiche di cui apprezzo la dignità come persona e con cui mi confronto con il massimo rispetto. (…) Non sono né omofobo, né xenofobo, né sessista. Forse disturbo, sono molesto, vogliono farla finita con me?”

Nella seconda comunicazione, è il Consiglio dell’Arcidiocesi a prendere posizione in difesa del proprio pastore, ricordando anche le parole più volte pronunciate da papa Francesco contro l’ideologia del gender e sottolineando come l’omelia al centro della polemica, “In difesa e appoggio della famiglia” del 16 maggio, “non contiene in nessun momento nessuna intenzione di offendere persone”. Per questo, si legge nel testo, “il vescovo ausiliare e il Consiglio che presiede all’Arcidiocesi vogliono mostrare di essere in comunione con il loro Arcivescovo in difesa della famiglia e condividono il suo dolore e la sua preoccupazione per la diffusione di ideologie che distruggono la persona umana”.

La terza ed ultima delle tre notizie in bella vista sul sito dell’arcidiocesi di Valencia è una lettera aperta del cardinal Cañizares nei confronti dei politici socialisti Manuel Mata Gomez e Rosa de Falastin Mustafá Avila, promotori di una “dichiarazione istituzionale” di condanna delle dichiarazioni del cardinale che sarà votata nei prossimi giorni dalle Cortes valenciane. In essa l’arcivescovo risponde alle accuse di

essere il leader dell’opposizione; di continuare a chiamare alla disobbedienza contro le leggi di violenza di genere; di essere contro l’uguaglianza tra uomo e donna; (…) di ingerenza permanente nella politica”, replicando che le sue dichiarazioni provengano semplicemente dalla sua ferma e legittima opposizione all’imposizione dell’ideologia del gender: “Mantengo una posizione conforme al Diritto, che presumo si possa esporre liberamente in un Paese democratico che tutela l’obiezione di coscienza quando determinate norme toccano gravemente la condizione umana”.

IL CARDINALE DENUNCIATO ALL’AUTORITA’ GIUDIZIARIA

Alle parole di minacce hanno seguito i fatti e il 3 giugno stesso la coordinatrice dell’associazione Lambda (LGBTI) ha presentato, a nome di altri 55 collettivi, sindacati e partiti una denuncia all’autorità giudiziaria contro il cardinal Cañizares reo di delitto di “odio” contro gay e femministe. Cañizares, si legge nell’atto di accusa, “deve pentirsi pubblicamente di quanto detto e pronunciarsi chiaramente e fermamente in favore della diversità e delle leggi connesse, tanto in materia lgbt che per le femministe”. Assieme alla denuncia è stata lanciata su internet anche una raccolta di firme con cui si chiede all’arcivescovo di Valencia di “ritrattare e discolparsi”, sollecitando inoltre lo stesso papa Francesco a prendere una posizione chiara in tema di gender e condannare “questo tipo di messaggi da parte del clero”.

Il linciaggio mediatico che si è scatenato contro l’arcivescovo di Valencia, Cañizares, esprime ancora una volta, emblematicamente, il surreale clima culturale nel quale siamo immersi. Un clima che in nome della non discriminazione e della tolleranza zittisce e punisce violentemente chiunque osi esprimere un seppur legittimo dissenso riguardo il diktat etico dominante, fosse anche un autorevole esponente della Chiesa cattolica. In nome di una malintesa laicità i cosiddetti poteri forti e le lobby LGBT pretendono di imporre prepotentemente il loro modello ideologico di società, tappando la bocca e mettendo alla gogna pubblica gli oppositori. Sono loro, le lobby laiciste e LGBT, a condurre una vera e propria intollerante campagna di odio da denunciare con tutte le forze.