Sta facendo scalpore, suscitando grandi imbarazzi e feroci reazioni all’interno della comunità LGBT+, un libro pubblicato il 27 luglio, dal titolo “Something for the weekend”, scritto da James Wharton ex soldato britannico gay, in cui l’autore denuncia, senza mezzi termini, la piaga chemsex, sempre più dilagante all’interno del mondo omosessuale.

Che cosa si intende per ChemSex ?

Il vocabolo “ChemSex”, come i lettori dell’Osservatorio hanno già avuto modo di leggere, è un neologismo di origine anglosassone che unisce le parole chemical e sex, per indicare il sesso esercitato sotto gli effetti della droga, al fine di migliorarne le performance. Una forma di “sesso estremo” basata sull’assunzione di droghe come mefedroneghb e cristalli di anfetamina, al fine di abbattere ogni freno ed inibizione, per, da un lato, lenire eventuali dolori dovuti a pratiche sessuali contro natura e, dall’altro, arrivare a sopportare interminabili orge di gruppo che possono durare ore, se non addirittura giorni.

“CULTURA” GAY ?

Secondo quanto scrive Wharton, è inutile continuare raccontarsi balle, la pratica del chemsex è una caratteristica innegabile della “cultura gay”:

““Credo che l’uso di droghe durante il sesso sia una delle cose che oggi più definiscono la comunità gay. Non nascondiamoci dietro a un dito: la droga ha sempre fatto parte del mondo omosessuale. Possiamo anche indicare chi fa chemsex e dire ‘Sono fuori dalla comunità’, ma sarebbe assolutamente falso”.

Le dichiarazioni del soldato britannico sono più che mai credibili, in quanto fondate sulla sua esperienza diretta e, a tale proposito, l’autore ricorda con riluttanza, l’ansia e il disgusto di cui si è sentito vittima dopo weekend di orge a base di chemsex.

“Quando realizzi e pensi: ‘mio Dio, con quante persone ho fatto sesso questo fine settimana?’ “


Nel suo libro “Something for the weekend,Wharton racconta infatti i suoi squallidi e sfrenati fine settimana a base di sesso e droga, in giro per appartamenti casuali ed anonimi, alla disperata ricerca d’intimità.

 “Conosci qualcuno e dopo un’ora sei a letto con lui a sussurrarli cose molto personali. Ci si avvicina l’un l’altro molto rapidamente. (…) Un giorno mi chiesi: quando è l’ultima volta che sono andato al cinema e ho visto un film, qualcosa che prima facevo spesso?”

Di fronte alle prevedibili e violente reazioni della comunità LGBT+ del Regno Unito, evidentemente punta nel vivo dal “fuoco amico” di un insider, l’autore ha prontamente replicato, invitando i suoi contestatori ad aprire gli occhi sulla evidente realtà dei fatti:

“Se accendessimo Grindr quante profili troveremmo con la scritta “no drugs” o “no chems”? Se tante persone sentono il bisogno di mettere le mani avanti in questo modo è perché il fenomeno è particolarmente diffuso”.

LO STUDIO

Riguardo la recente drammatica crescita del chemsex, Maitena Milhet, una sociologa presso l’Osservatorio francese per le droghe e le dipendenze, ha recentemente pubblicato uno studio in cui scrive:

“L’aumento di questo fenomeno è visibile sia nei servizi sanitari che il numero di malattie infettive e dipendenze”

Tra i fattori che hanno favorito la rapida escalation del chemsex vi è la, sempre maggiore, disponibilità e reperibilità di droghe sintetiche facilmente acquistabili su Internet, assieme alla parallela diffusione di applicazioni mobile per appuntamenti di sesso-rapido come Grindr e Scruff.

A tale riguardo, Fred Bladou, promotore di una hotline di emergenza per chemsex dell’associazione francese AIDES, spiega:

“Con gli smartphones, puoi fare tutto comodamente del tuo divano: ordinare le droghe e trovare partner sessuali con cui condividerle”

Londra, epicentro del chemsex

Sebbene non vi siano ancora statistiche ufficiali, gli attivisti gay e gli operatori sociali di tutta Europa concordano nel ritenere che il fenomeno si stia sempre più diffondendo.

David Stuart, responsabile dei programmi di sostegno ChemSex a 56 Dean Street, un centro sanitario nel distretto di Soho, conferma quanto già riportato tempo fa dall’Osservatorio Gender :

“Londra è probabilmente conosciuta come la capitale del chemsex. (…) Dai 7.000 agli 8.000 uomini gay che passano attraverso le porte della clinica ogni mese 3.000 praticano il chemsex e vengono a causa delle sue conseguenze”.

DIPENDENZA DA DROGHE

Oltre il rischio di contagio di gravi malattie a trasmissione sessuale, vi è quello altrettanto concreto della dipendenza da droghe più o meno pesanti.

Andreas von Hillner, impiegato presso il servizio di consulenza gay Schwulenberatung a Berlino, sottolinea come tale pericolo sia diffuso, in particolar modo, tra gli uomini gay di oltre 40 anni:

“Molti di loro hanno usato raramente, o mai, droghe prima e, tutto ad un tratto, in maniera repentina, cominciano ad assumere questi droghe pesanti in modo massiccio. In tale contesto, il potenziale di dipendenza è molto alto”.

In Gran Bretagna il fenomeno del “sesso chimico” inteso come mix micidiale di droghe e sesso, si è talmente diffuso negli ultimi tempi da divenire una “priorità di salute pubblica”, in seguito all’allarme lanciato nel novembre 2015 dai maggiori esperti britannici in materia sessuale attraverso un  articolo pubblicato sulla rivista scientifica, “British Medical Journal” (BMJ).

In conclusione, James Wharton con la pubblicazione del suo libro-verità sul mondo gay si aggiunge alla schiera di altri attivisti omosessuali che, prima di lui, hanno avuto il coraggio e l’onestà intellettuale di rivelare e mettere a nudo l’angosciante e drammatica realtà della comunità LGBT+, mettendo in conto la prevedibile e puntuale campagna di odio e discriminazione nei suoi confronti da parte dei, sempre all’erta, paladini dell’odierno “gender diktat”.