Shiloh Pitt, la figlia quattordicenne di Angelina Jolie e Brad Pitt, ha da poco compiuto gli anni.

L’abbiamo vista, ad appena otto anni, sul red carpet della prima di Unbroken, vestita da ragazzo, con capelli corti e giacca e cravatta.

All’epoca i genitori, noti attivisti LGBT, avevano dichiarato:

«Si sente un ragazzo, si fa chiamare John. Abbiamo deciso di assecondarla. Gli diciamo “scopri chi sei, cosa pensi e per cosa vuoi combattere”».

E la madre:

«Io non forzerò mai nessuno dei miei figli ad essere quello che non è. D’altronde il mondo è pieno di diversità e lo sarà ancora di più per i nostri figli e per quelli che verranno. Shiloh si sente un ragazzo, si fa chiamare John, e noi abbiamo deciso di assecondarla».

Il sito Entertainment Tonight riporta le parole di una fonte molto vicina all’attore premio Oscar, la quale ha dichiarato che «Pitt è incredibilmente orgoglioso di Shiloh, e di ciò che ha scelto di essere. Lui adora il fatto che la figlia sia sempre stata fedele a se stessa».

Il compito di ogni genitore è quello di crescere un figlio, educarlo e mostrargli la verità.

La natura del sesso biologico è chiara: si è maschi o femmine; è la mente, il pensiero che può entrare in contrasto con la natura, ma non si può modellare la realtà sulla base di quello che sentiamo o vogliamo.

La giovane Shiloh Pitt, così come molti altri bambini in tutto il mondo, rappresenta una ignara vittima di un terribile sistema di diseducazione, il gender diktat, in cui ognuno può essere quello che si sente.

Se passasse in Italia il Ddl anti omotransfobia, non potremo più  esprimere dissenso per l’indottrinamento a cui sono sottoposti i giovani di oggi, a cui viene detto che si può”scegliere” se essere maschi o femmine e che il genere è liquido ed indifferente: ci si può svegliare la mattina sentendosi un maschio ed andare a dormire di sera, decidendo di essere femmina il giorno dopo.