Anche in Canada fino a qualche tempo fa si pensava che fosse impossibile che l’ideologia relativista, la nuova dittatura destinata a diventare subdolamente la più dura del Novecento, come diceva quell’esagerato di Benedetto XVI, si sarebbe imposta anche nelle scuole paritarie. Figurarsi se di matrice cattolica. Invece è quello che sta accadendo anche ad Alberta, provincia occidentale canadese.

A maggior ragione pareva improbabile, dato che dagli anni ’80, riconoscendo il valore delle scuole parentali, la provincia finanzia parzialmente le scuole indipendenti (in maggioranza di stampo cristiano conservatore). Più tardi il sistema aveva riconosciuto l’indipendenza nella scelta dell’amministrazione e degli scopi educativi anche delle scuole gestite da gruppi di famiglie. Eppure, il ministro dell’educazione, David Eggen, martedì scorso ha emanato un’ordinanza che obbliga due scuole cristiane ad istituire anche i club (gruppi di ogni tipo esistenti nelle scuole americane) Lgbt. Secondo il provvedimento la “Società di educazione battista indipendente”, che amministra due scuole situate nelle periferie della capitale provinciale di Edmonton e che contano poche centinaia di alunni, oltre ai migliaia istruiti a domicilio che vi fanno riferimento, dovrebbe permettere alla “Gay Straight Alliance”, su richiesta degli studenti, di operare al suo interno con le proprie attività. Altrimenti verrà revocato ogni fondo pubblico costringendo le scuole alla chiusura.

Quel che più colpisce però è che il ministro è intervenuto nonostante nessuno studente ne abbia mai fatto richiesta, appellandosi al fatto che il dirigente amministrativo delle scuole aveva sollevato l’obiezione di coscienza contro i provvedimenti provinciali che chiedevano a tutte le scuole di ammettere richieste simili. Infatti, aveva spiegato anche pubblicamente il dirigente, un’ammissione simile avrebbe reso vano il motivo per cui la scuola era stata istituita e scelta dai genitori degli studenti: educare ai principi cristiani. Nel 2016, infatti, Eggen, aveva chiesto che tutte le scuole inviassero una risposta su come si sarebbero comportate per attuare l’ordine provinciale e la legge School Act 2015 che obbliga ad accogliere le rischieste dei club Lgbt. Alcuni istituti, insieme a quelli battisti, avevano sollevato il problema dell’obiezione di coscienza.

Dopo un anno di silenzio il ministro ha scelto di replicare colpendo (come si fa normalmente per colpire tutti) solo la scuola battista, che aveva espresso pubblicamente le proprie opinioni e su cui la stampa ha riversato le proprie critiche. Eggen ha quindi premuto l’acceleratore, anche sotto la spinta dell’avvocato Dan Schott, incaricato dal ministero di monitorare le scuole contrarie all’istanza lgbt. Secondo Scott infatti, la scuola sarebbe “ostile alle persone Lgbtq”, mentre i suoi studenti potrebbero diventarlo per colpa di quello che potrebbero “potenzialmente imparare”. Anche se, ha dovuto ammettere l’avvocato, l’istituzione “sembrava sincera nel ritenere che ogni studente è degno di ricevere amore e compassione indipendentemente dal proprio background o delle proprie caratteristiche personali”. Non solo, perché nel 2014 e 2105, ha continuato Schott, il sistema educativo provinciale ha riconosciuto la capacità di queste due scuole di “aver creato ambienti scolastici accoglienti, sicuri e rispettosi degli altri.”

Evidentemente il rispetto e l’amore per la persona non hanno nulla a che fare con la condanna, proprio per amore della stessa, del peccato. Ma anziché farsi una domanda, e magari chiedersi come mai quelli che il mondo chiama bigotti sappiano creare ambienti accoglienti, l’avvocato ha preferito procedere per la sua strada, pensando ideologicamente che le cose sarebbero per forza cambiate al possibile rifiuto di una futura richiesta di istituire un club arcobaleno. Non importa neppure se la legge canadese (“Carta dei diritti e delle libertà”) prevede la libertà di pensiero ed educazione. Perché per la nuova dittatura, secondo cui le persone che hanno relazioni omosessuali per scelta sono i nuovi ebrei (nonostante le preferenze sessuali distorte non abbiano nulla a che fare con la razza), i cristiani con i loro principi sono considerati i nuovi nemici pubblici. Anche se non rifiuterebbero mai una persona con determinate problematiche ma solo sue eventuali idee. Perché questo è lo schema del relativismo che mira a demolire come violenti coloro che credono esista una verità. Lo stesso giudice della Corte Suprema americana, Samuel Alito, all’inizio del mese ha prospettato scenari minacciosi: “Si sta sollevando un vento ostile a coloro che hanno credenze morali”, e saranno questi i cittadini “considerati di serie B”.

Anche in Canada sembrava impossibile appunto. Ma se questo è lo schema della nuova ideologia democratica, prima o poi toccherà a tutto l’Occidente. Dunque, un po’ come se si sentissero le avvisaglie del terremoto, sarebbe stupido non prepararsi prima che il tetto della scuola cada sulla testa dei nostri figli. Perciò, ha concluso Alito, occorrerà combattere per difendere la verità, perché la vera battaglia non è politica ma “per i cuori e le menti dei nostri compatrioti”. (Benedetta Frigerio)