Questo nuovo monitoraggio è la logica continuazione di quello sulle scuole di Bologna presentato alla stampa il 15/9/2017. Nello svolgere l’analisi delle scuole, ci si era infatti accorti che molto spesso le attività intese a diffondere il gender erano predisposte dall’Azienda Sanitaria di Bologna e dal suo personale cioè, di fatto, dalla Regione Emilia Romagna a guida Partito Democratico. Pertanto, si è chiesta documentazione ufficiale, la si è analizzata relativamente ai valori di vita, famiglia ed educazione e si sono monitorati i siti della Regione e dell’Ausl provinciale.

Il “Catalogo Obiettivo Salute 2017/2018 raccoglie la totalità dei progetti proposti, la maggior parte dei quali manca di trasparenza dei contenuti. L’unica eccezione riguarda il noto progetto «W l’amore», del quale tuttavia non vengono pubblicati i significativi “manuali”. «W l’amore» è un esempio di progetto che, presentato come «educazione all’affettività e alla sessualità», è in realtà imbevuto di gender e sesso fatto solo di pulsioni e anatomico. Tutti i progetti del “Catalogo non prevedono il consenso informato delle famiglie, nemmeno quando i destinatari sono minorenni: addirittura, nella richiesta all’Ausl, la firma del Dirigente della Scuola è facoltativa.

Spazio Giovani” è un servizio Ausl che riguarda i giovani dai 14 ai 19 anni e gli educatori. Per quanto concerne i giovani sembra che questi “spazi” abbiano come scopo principale: visite ginecologiche, interruzioni volontarie di gravidanza, prescrizioni contraccettive e della “pillola del giorno dopo”. Pur essendo tutto legale nemmeno qui la Regione ha pensato al coinvolgimento della famiglia, al punto da fornire istruzioni su come scavalcarli per ottenere la “pillola abortiva” nei giorni di chiusura. Nella parte dedicata a “operatori sanitari, educatori, psicologi, insegnanti, peer educators”, vengono forniti film e video di orientamento gender; non mancano “Documenti” per ogni genere di esperienza sessuale, dal sesso con adulti, alla “prima volta”, ecc. Come a livello nazione (si ricordino i festini gay a base di droga finanziati dal Governo tramite l’UNAR, l’ANDDOS, ecc.), anche a Bologna alcuni “spazi” – presentati come utili a prevenire discriminazioni e malattie – sono passati alle cronache per sesso, droga e orge gay, al punto che la Regione ha dovuto prenderne le distanze.

La prevenzione del bullismo è presente in tre progetti del “Catalogo Ausl”, per studenti di ogni ordine e grado, benché la Regione stessa ammetta che “non ci sono dati ufficiali”. Come sostengono da sempre le associazioni familiari, il bullismo è probabilmente un “grimaldello” per introdurre il gender. Si ricorda che nei vari “tavoli” previsti dalle leggi su bullismo e discriminazione sono state inserite associazioni LGBT impegnate nelle «tematiche di genere» e passate alle cronache come promotrici di orge omosessuali.

L’educazione all’affettività. È noto che anche l’educazione sessuale (rivolta anche a piccolissimi e a ragazzi) è spesso utilizzata per veicolare il gender: infatti, è qui che è previsto il maggior numero di progetti, nei quali si diffonde un’idea della sessualità individualistica, orientata al solo piacere e il cui unico ostacolo sembrano essere infezioni e gravidanze. Ecco alcuni esempi dello “stile Ausl” tratti dal pieghevole “Sesso? Sicuro!“: «la pornografia è utilizzata per la masturbazione e masturbarsi è un fatto del tutto naturale»; «dal punto di vista della relazione un rapporto omosessuale ha le stesse caratteristiche di un rapporto eterosessuale… per informazioni si può contattare l’Arcigay»; «farsi prescrivere i contraccettivi anche da sole, se non se la sentono di coinvolgere i genitori»; «qualora una ragazza rimanga incinta… ci si possa rivolgere entro i primi 90 giorni»; «Oltre all’Aids esistono altre malattie a trasmissione sessuale… per fortuna quasi tutte curabili»; infine, istruzioni per ogni tipo di rapporto: «rapporti oro-genitali e anali… rapporti orali praticati alle ragazze… per la penetrazione anale esistono dei preservativi molto resistenti».

La droga. In ben cinque progetti l’Ausl richiama il problema degli stupefacenti, tuttavia in quattro di essi l’uso di “polverine” viene equiparata a un bicchier di vino o a una sigaretta… e di cannabis – la sostanza che apre a droghe mortali – non si parla. Questa equiparazione tra stupefacenti e vino è probabilmente la spiegazione della crescita delle dipendenze in regione del 481% negli ultimi 25 anni.

Conclusione. Il denominatore comune di quanto l’Ausl svolge sembra essere quello di considerare la persona alla stregua di un essere incapace di controllare i propri istinti e senza volontà: aborto e pillola del giorno dopo diffusi capillarmente; ruolo della famiglia ignorato o ridotto all’«ascolto» (si accorda direttamente con le scuole); affettività intesa solo come sesso; sessualità ridotta al piacere e propinata come mera “tecnica”; ideologia gender insinuata surrettiziamente; droga equiparata ad alcol e fumo.

Si invita ogni emiliano-romagnolo a sottoscrivere la petizione presente all’indirizzo: http://www.fattisentire.org/petizione-sanita/