Dalle bambole gonfiabili ai robot del sesso. Se le bambole del sesso rappresentano già una squallida e diffusa realtà ampiamente disponibile, la prossima frontiera del “sesso immaginario” sono infatti gli umanoidi sessuali .

DALLA BAMBOLA AL ROBOT

A sviluppare il prototipo di “sex robot” è l’azienda americana Abyss Creations, con sede a San Marcos, in California, che ha già messo sul mercato “RealDoll“, la bambola del sesso a grandezza naturale che ricrea in tutto e per tutto un essere umano reale.

Ora Abyss Creations, ha dichiarato al New York Times che gli automi del sesso diverranno presto realtà, robot con pelle in silicone, scheletro mobile e corporatura il più possibile simile a quella di una donna vera.

CAMPAGNA CONTRO

Kathleen Richardson, una ricercatrice senior sull’etica della robotica presso la De Montfort University di Leicester, ha dato vita alla “Campaign Against Sex Robots“, denunciando il carattere “disumano” di queste nuove macchine del sesso umanoidi al programma Lateline della ABC.

“Voglio che la gente smetta di pensare alla parola “robot” e pensi alla parola “proprietà”, e quello che stiamo per essere incoraggiati a fare è avere rapporti con una proprietà”. 

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Secondo il punto di vista della ricercatrice, tali robot non sono solo “disumanizzanti e isolanti“, ma anche intrinsecamente “sessisti”, in quanto il robot sessuale femminile viene inteso come una mera proprietà di sfruttamento sessuale che riproduce e incoraggia il tanto deplorato e combattuto, sul fronte femminista, paradigma maschilista della donna “oggetto sessuale” dell’uomo.

Per chiarire meglio il suo concetto, la Richardson fornisce un esempio spiegando come nessuno oggi si sognerebbe di riprodurre una robot raffigurante uno schiavo del XVIII secolo: “Mettiamola in questo modo: Se dovessimo creare un robot che assomigli ad uno schiavo del 18 ° secolo, ci sarebbe una reazione di orrore“.

Una reazione di sdegno che, al contrario, non si ha con i robot sessuali in quanto nella iper-sessualizzata società contemporanea –  conclude la ricercatrice – risulta normale che “la gente pensi ancora che sia socialmente accettabile vedere le donne come niente di più che un oggetto sessuale“.

CONVEGNO A LONDRA

A conferma di quanto sia attuale e dibattuto il tema della robotica sessuale, il 19 e 20 dicembre prossimi, presso l’Università Goldsmiths di Londra si svolgerà il Secondo Congresso Internazionale su “Love and Sex with Robots”.

La dott.ssa Kate Devlin, che presiederà il convegno, liquida come gretta e ristretta la visione di coloro che hanno osato avanzare critiche nei confronti dei robot del sesso, dichiarando:

“Il punto di vista sul lavoro sessuale è in realtà un punto di vista molto ristretto su tutto il campo, così come l’enfasi posta sull’oggettivare le donne”

Secondo la dott.ssa Devlin, infatti i robot avrebbero un’utilità che va ben oltre la semplice offerta del piacere fisico.

In questo senso, chiarisce la dottoressa, i robot svolgerebbero un ruolo che “potrebbe avere incredibilmente buoni benefici terapeutici (…) Cose che abbiamo visto come la realtà virtuale in uso per il trattamento di problemi come l’ansia sociale“.


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Spiegazioni che non convincono la dott.ssa Richardson la quale rilancia, 
sottolineando un altro pericoloso e sottovalutato aspetto che potrebbe verosimilmente verificarsi con il diffondersi dei “sex robots”.

Quest’ultimi permetteranno infatti ai proprietari di dare spazio alle loro fantasie più oscure ed inquietanti che nella vita reale sono represse e punite in quanto immorali e illegali. Una prospettiva non lontana dalla realtà che, all’inizio di quest’anno, ha costretto la polizia federale australiana a prendere misure contro le bambole anatomicamente “corrette” al fine di rappresentare persone minorenni, considerandole come materiale illegale per lo sfruttamento dei minori.

Innamorarsi delle macchine

In una società sempre più liquida, atomizzata e spersonalizzata i rapporti umani sono dunque sostituti da robot e macchine.

In 90, un realistico smartphone chat bot chiamato Xiaoice è già una realtà, con milioni di utenti che vi accedono per stare ore a parlare con un’intelligenza artificiale femminile.

Secondo l’imprenditore futurista e tecnologo Martin Ford, in una società nella quale gli individui sono sempre più soli il futuro dei sex robots è assicurato: “ci sono molti individui che non hanno alcuna altra buona opzione e questa lo diverrà e sarà per loro una facile scelta”

Ford preconizza dunque che, nel prossimo futuro, le macchine influenzeranno, in misura sempre maggiore, le nostre relazioni con l’altro:

“La questione delle persone che si innamorano con le macchine è molto possibile e quando si parla di una risposta emotiva, non necessariamente si ha bisogno di essere un robot fisico. E’ sufficiente essere una chat bot…(…) Si possono prevedere un sacco di scenari distopici in cui la gente finisca con l’affezionarsi realmente alle macchine fino a perdere il contatto con la realtà.”

LOGICA DERIVA

I “robots del sesso”, oggi realizzabili grazie ai progressi della tecnologia, rappresentano la logica deriva di una società iper-individualista e senza alcuna bussola valoriale che pretende di costruire da sé il proprio mondo artificiale a dispetto di ogni confine o limite etico. Un progetto disancorato dalla realtà e contro l’uomo, tuttavia coerente con il prepotente paradigma contemporaneo che teorizza l’assolutezza e sovranità dell’individuo come soggetto di qualsiasi tipo di diritto.