In Gran Bretagna la “fluidità di genere” entra a grandi passi nelle scuole. Sono ormai diversi infatti gli istituti scolastici che in ossequio all’odierno diktat etico in materia di sessualità hanno deciso di abolire la tradizionale dicotomia maschio/femmina per lasciare i loro giovani allievi liberi di esprimere liberamente la propria identità di genere.

A tale proposito, Caroline Jordan, presidente della Girls’ Schools Association, ha dichiarato: “Io non voglio che nessuno dei miei alunni, maschi o femmine, pensino che siano obbligati ad essere ragazzi o ragazze”.

La scuola femminile St. Paul

L’ultimo istituto a seguire tale folle tendenza è la scuola londinese per sole donne di St. Paul, che ha recentemente adottato un nuovo protocollo sull’identità di genere per il quale, al momento dell’iscrizione, le sue allieve non saranno etichettate da alcun genere sessuale e dai 16 anni in su saranno libere di assumere i panni di un ragazzo o di essere identificati come “gender neutral”.

 

Clarissa Farr

Clarissa Farr

Clarissa Farr, preside di St. Paul ha presentato la sua decisione come una ineluttabile scelta dettata dai tempi:

“La fluidità di genere dei giovani è diventata più pronunciata negli ultimi tre o quattro anni; C’è oggi una crescente fiducia nei giovani a sfidare e rompere i vincoli binari”.

Nel nuovo protocollo di St Paul si legge dunque che la scuola “assume una posizione neutrale, né incoraggia né scoraggia” gli studenti che in qualsiasi momento potranno avvalersi di un team di psicologi con cui “avere discussioni per esplorare la loro identità di genere“e ricevere il dovuto supporto propedeutico ad una possibile applicazione delle misure LGBT a loro disposizione.

Clarissa Farr e il suo istituto, accecati dal pensiero politically correct, tradiscono così la loro missione educativa, e, scegliendo di adottare il folle protocollo sull’identità di genere, mettono gli interessi delle lobby LGBT+ davanti a quelli dei loro giovanissimi alunni vittime inconsapevoli dell’odierna dittatura del gender.