La nomina da parte degli Stati Uniti di uno speciale l’ambasciatore per i “diritti” LGBTI nel mondo esprime, emblematicamente, la miopia e il degrado morale in cui versa l’Occidente, attaccato non solo dall’esterno dai suoi nemici storici, ma anche dall’interno dal suo autodistruttivo relativismo culturale.

Mentre il terrorismo islamico insanguina l’Europa, e lancia lugubri messaggi di guerra via internet “al popolo della croce”, diffondendo un video in cui si legge, «riunite le truppe, inviate gli aerei, innalzate la croce e avvicinatevi a noi», la Casa Bianca si preoccupa di mandare in giro per il mondo il suo nuovo “inviato speciale” a cui è stata affidata una particolare missione: promuovere l’omosessualità come diritto umano.

Il presidente Barack Obama ha fatto della difesa della comunità LGBTI (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, intersessuali) il cavallo di battaglia del suo secondo mandato presidenziale, tanto da guadagnarsi, come abbiamo scritto qui, il titolo di “alleato dell’anno” da parte della popolare rivista omosessuale “Out”. Una solida alleanza che ora si allarga fuori dai confini degli Stati Uniti attraverso l’azione del suo particolare ambasciatore LGBTI nel mondo, il diplomatico Randy Berry, che ha spiegato così a Repubblica.it il suo modus operandi:

«Non facciamo campagna per i matrimoni gay, o per le adozioni in coppie omosessuali. Del resto questa è una questione nuova anche per gli Usa. Ma sul fatto che le persone non debbano essere perseguitate per la loro identità non dovrebbero esistere controversie».

Il ruolo di Berry è un novità assoluta nella diplomazia mondiale e, come ha raccontato lui stesso a Repubblica.it,  è stata creata ad hoc dall’Amministrazione Obama per promuovere i presunti diritti LGBTI:

“La mia posizione è stata creata nell’aprile scorso e segna un passo avanti nel lavoro che gli Usa stanno facendo per rendere quella dei diritti umani della comunità LGBTI una priorità di politica internazionale. E’ un lavoro che è cominciato nel 2011 quando segretario di Stato era Hillary Clinton e abbiamo cominciato a osservare il fenomeno crescente di violenze e intimidazioni contro i membri della comunità, un fenomeno globale, che riguarda l’Italia come gli Stati Uniti. Nella mia posizione ho la possibilità di dialogare a livello più alto con i governi che incontro nei miei viaggi, di creare una base di dialogo comune: prima di tutto spiegando il nostro punto di vista e poi raccogliendo informazioni sul posto che ci permettano di orientare meglio le nostre strategie per essere un partner migliore nella lotta alle violenze e alle discriminazioni contro gli LGBTI”.

L’ “inviato speciale” della Casa Bianca, Barry, ha messo in evidenza l’importanza del ruolo svolto dalle ONG e dai gruppi organizzati locali nel processo di normalizzazione dell’omosessualità, dichiarando:

“Sì, questo è un tratto comune di tutte le missioni che ho fatto finora: conoscere e ascoltare i gruppi della società civile. Sono loro, i cittadini, le Ong, gli attivisti, i reali agenti di cambiamento in qualsiasi parte del mondo – lo sono stati di sicuro negli Usa. Cerchiamo di aiutarli ad aumentare il proprio spazio di manovra, la propria agibilità, a volte gli forniamo risorse, insomma li mettiamo in condizione di portare questo stendardo. Perché per me una cosa è chiara: le cose non cambiano – e non devono cambiare – solo perché gli Usa dicono che è giusto, non funziona così. E anzi a volte è pure controproducente. Il nostro contributo è mettere nelle condizioni le comunità locali di fare le proprie battaglie”.

Interrogato riguardo le impressioni colte nei suoi recenti viaggi nei Balcani il diplomatico USA ha sottolineato come l’UE abbia dato delle indicazioni ben precise in materia di diritti LGBTI ai quali ogni Stato che ambisce ad aderire all’Unione Europea deve necessariamente uniformarsi:

“Credo che sia una parte fondamentale dell’equazione. Nei cinque Paesi balcanici che ho visitato sono rimasto impressionato dal livello di leadership politica che ho trovato. C’è la consapevolezza che legiferare per garantire i diritti di tutti i cittadini non è solo la cosa giusta da fare, è anche indispensabile per potere entrare in Europa. E’ molto positivo vedere in Albania, Kosovo, Montenegro, Serbia, Bosnia delle leggi che cominciano a prendere forma in campi come la penalizzazione di violenze d’odio, la legislazione antidiscriminatoria sul lavoro, investimenti in strutture che possano fare da controllori del governo. Ora la parte difficile è vedere l’applicazione pratica di queste aspirazioni”.

La nomina da parte degli Stati Uniti di uno speciale l’ambasciatore per i “diritti” LGBTI nel mondo esprime, emblematicamente, la miopia e il degrado morale in cui versa l’Occidente, attaccato non solo dall’esterno dai suoi nemici storici, ma anche dall’interno dal suo autodistruttivo relativismo culturale. Un Occidente, rappresentato dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea, che dopo aver rinnegato la propria identità e le proprie radici cristiane, in nome degli illimitati diritti dell’individuo, promuove una fallimentare politica internazionale volta a riconoscere gli inesistenti diritti umani LGBTI, perdendo di vista i reali rischi e pericoli imminenti.

 

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