La Commissione affari giuridici del Parlamento Europeo ha recentemente votato a favore di una bozza di risoluzione che propone di istituire un nuovo status legale per i robots, categorizzandoli come “persone elettroniche”.

La proposta al punto F del paragrafo riguardante la “Responsabilità“, invita infatti la Commissione, a “esplorare le implicazioni di tutte le possibili soluzioni giuridiche“, tra cui quella di:

“creare uno status giuridico specifico per i robot, in modo che almeno i più sofisticati dei robots autonomi possano essere stabiliti con lo status di persone elettroniche con diritti e obblighi specifici, tra cui quello di rispondere dei danni che essi possono causare, e applicando la personalità elettronica ai casi in cui i robot prendano decisioni intelligenti autonome o  interagiscono in altro modo con terzi indipendentemente”.

Redatta dalla parlamentare europea lussemburghese Mady Delvaux-Stehres, la relazione si propone dunque di definire e delineare, punto per punto, le “regole di ingaggio” con le quali i robots potranno nel prossimo futuro interagire con gli esseri umani, dal momento che “l’umanità si trova sulla soglia di un’epoca” che vedrà l’intelligenza artificiale (AI) “scatenare una nuova rivoluzione industriale“.

A conferma di tale tesi il documento riporta come tra il 2010 e il 2014 si sia registrato un picco dell’aumento medio delle vendite di robots che sono passate dal 17% l’anno del 2010 al 29% del 2014, il più alto aumento di vendite annuali di sempre. Un incremento che ha visto come protagonisti in particolare i fornitori di materiale per il settore automobilistico e l’industria elettrica / elettronica in generale. Un dato confermato anche dai brevetti depositati annualmente per la tecnologia robotica che negli ultimi dieci anni risultano triplicati.

Il documento ricorda agli sviluppatori di macchine dotate di intelligenza artificiale come essi dovranno assicurarsi che le loro “creazioni” si attenghino a quelle che sono le 3 leggi fondamentali della robotica stabilite dallo scrittore di fantascienza Isaac Asimov:

  1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.
  2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
  3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.

In un’intervista rilasciata la scorsa settimana la relatrice della proposta, Delvaux ha sottolineato come la definizione di criteri di standardizzazione e di “norme” di responsabilità siano i presupposti essenziali per il futuro dell’intelligenza artificiale.

 

Al di là delle enormi potenzialità insite nei robots, l’eurodeputata ammette come questi, malgrado tutto, non siano in grado di sostituire completamente gli esseri umani sul posto di lavoro, poiché

ci sarà una cooperazione tra i robot e gli esseri umani. Immagino che tutti possono imparare a lavorare insieme ai robot. (…) Un robot non è un essere umano e non lo sarà mai. Un robot può mostrare empatia ma non può provare empatia”

Delvaux propone infine una carta per tutti coloro coinvolti nel processo di creazione delle “macchine intelligenti” dai progettisti e i designer fino ai produttori: “non dovrebbero essere fatti per sembrare emotivamente dipendenti. Non si deve mai pensare che un robot è un essere umano, che ti ama o è triste“.

Ora bisognerà attendere il 13 febbraio, la data fissata in cui l’Europarlamento discuterà la questione in seduta plenaria.

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