Molti dei Comuni della Regione Emilia-Romagna si apprestano a formalizzare il sostegno ad un progetto di legge regionale sulla c.d. omotransnegatività al fine di farne una legge di iniziativa popolare.

  1. È molto difficile quantificare il numero di queste violenze. Molto spesso, ad un lancio massmediatico non segue notizia dell’esito processuale; così come di una querela, non si dà notizia del ritiro o sentenza.
  2. E’ significativo che a pag. 2 della “Relazione illustrativa” del PdL regionale si faccia menzione della cosiddetta “legge Scalfarotto” (ferma alla Camera dal 20-9-13), definita un «vulnus gravissimo non solo per i valori di libertà di espressione e di religione».   
  3. L’art. 1 (Principi e finalità), c. 1, nel parlare di “libera espressione e manifestazione” dimentica di prevedere che, spesso, tali libertà finiscono con l’offendere convinzioni altrui (si pensi alle oscenità e irrisione della religione tipiche dei gay pride).
  4. L’art. 1, c. 4, non tiene conto che sempre più amministrazioni locali stanno uscendo dalla rete Re.a.dy (Piacenza per la nostra Regione).
  5. Artt. 2 e 3. Il tema del “contrasto agli stereotipi” sembra voler imporre una ideologia anche a chi ha convinzione diverse. Non si tratta più di difendere l’incolumità delle persone LGBT, quanto piuttosto cercare di negare le libertà costituzionali a chi abbia un punto di vista diverso.
  6. Art. 6 (sostegno alle vittime): manca il criterio con cui si accerta l’effettiva discriminazione, cioé la sentenza giudiziale.
  7. Artt. 7 e 8 (osservatorio e Corecom): sono gli “articoli bavaglio”. Non c’è alcuna classificazione o definizione delle discriminazioni da monitorare e segnalare. Ovviamente “le modalità organizzative” saranno affidate dalla Giunta ad Arcigay et similia, unici giudici di cosa sia discriminatorio.

Manca ogni menzione delle violenze fatte a omosessuali da omosessuali, un fenomeno in forte crescita, come testimonia involontariamente il numero verde di arcilesbica nazionale.

FattiSentire.org
Bologna, 24/5/2018