Negli stessi giorni in cui due eminenti studiosi statunitensi hanno pubblicato uno degli studi scientifici più rigorosi compiuti finora, riguardanti i concreti e gravissimi rischi per la salute derivanti dall’assunzione di uno stile di vita omosessuale, il Servizio Sanitario Britannico lancia l’allarme sifilide per la capitale Londra a causa della sempre maggiore diffusione di disordinate abitudini sessuali.

Secondo un recente report redatto dal Public Health England, nel 2015 c’è stato infatti un vero e proprio boom di infezioni, con la malattia diagnosticata a 2.811 londinesi, vale a dire il 56% di tutti i casi dell’Inghilterra, pari a 5.042.

Come scrive Italia Oggi, riportando la notizia

“La percentuale di infezioni riscontrata a Londra è più di tre volte superiore a quella delle altre zone della Gran Bretagna e rispetto al 2010 l’incremento dei casi di sifilide è aumentato del 163%, con un balzo del 22% tra il 2014 e lo scorso anno”.

La sifilide è un’infezione a trasmissione sessuale e la sua diffusione ha avuto inizio, a partire dagli anni Novanta, soprattutto nella popolazione omosessuale, nonostante alcune infezioni siano state riscontrate anche negli eterosessuali, dove tuttavia i casi rimangono marginali e stabili.

“Il 90% dei casi diagnosticati nel 2015 – continua Italia Oggi – riguarda gli omosessuali, nonostante rappresentino solamente il 2% della popolazione adulta della capitale britannica, con un aumento del 232% nell’ultimo lustro. L’età media delle persone infettate è di 36 anni, il 74% sono bianchi e il 44% sono nati nel Regno Unito”.

Lo studio del Public Health England mette in evidenza come la sifilide sia, in realtà, solo la punta dell’iceberg di quella che è una vera e propria catastrofe sanitaria per la popolazione omosessuale londinese:

“il report dell’agenzia mette in luce come a Londra tra gli omosessuali siano in aumento anche altre malattie a trasmissione sessuale, come la shigellosi e il Linfogranuloma venereo, il che indica la diffusione di comportamenti sessuali a rischio, come avere rapporti con più partner, senza il preservativo e sotto l’effetto di droghe”.

La capitale del Regno Unito registra il triste primato di essere la città europea con il più alto tasso di infezione di sifilide sebbene il trend sia in crescita in tutta Europa:

 “lo scorso anno a Londra si è registrato un tasso di infezione di 32,9 casi su 100.000 abitanti. Per far capire la gravità della situazione, in Europa, dove la sifilide è in aumento soprattutto tra gli uomini adulti, il tasso (nel 2014) è stato di 5,1 casi ogni 100.000 abitanti, 24.541 in tutto, secondo i dati contenuti nell’ultimo rapporto del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc). L’Italia, invece, è in controtendenza: dal 2010 ha registrato un calo importante dei casi, soprattutto dopo il picco (1.236) del 2013, arrivando a 388 nel 2014 e segnando così il tasso europeo più basso in assoluto, con 0,6 casi ogni 100.000 abitanti”.

I drammatici dati appena diffusi dal Servizio Sanitario Inglese non stupiscono in quanto fanno seguito al grido di allarme, lanciato già alcuni mesi fa, con il quale i maggiori esperti britannici in materia sessuale, avevano indicato la lotta al cosiddetto “chemsex”, neologismo che unisce le parole chemical e sex, come una “priorità di salute pubblica”.  L’avvertimento, pubblicato sulla nota e autorevole rivista scientifica, “British Medical Journal” (BMJ), sottolineava l’urgenza di una serrato e duro contrasto al “sesso chimico“, inteso come mix micidiale di droghe e sesso, diffuso in particolare nella comunità omosessuale.

Il report del Public Health England conferma la correttezza dei risultati scientifici dell’importante studio statunitense appena pubblicato, riportando con numeri e statistiche incontrovertibili i drammatici e reali rischi per la salute insiti nel tanto sbandierato e decantato “gender fluid lifestyle“.