Ogni famiglia è sacra“. Questo il provocatorio slogan scelto dall’associazione dei genitori omosessuali “Famiglie Arcobaleno“, per la sua campagna di “normalizzazione” LGBT+ natalizia diffusa sul web assieme al progetto di “comunicazione sociale” CondividiLove. Il riferimento all’autentica “Sacra famiglia” emerge chiaramente guardando le particolari raffigurazioni di improbabili quadretti famigliari, composti a prescindere dal sesso della coppia, che intendono palesemente ricreare l’atmosfera della natività cristiana.

Nel comunicato di lancio dell’iniziativa, pubblicato sul sito web delle “Famiglie Arcobaleno“, i promotori spiegano come ogni tipologia di unione sia “sacrosanta”, al di là di coloro che la compongono:

“Tra poco è Natale e le nostre famiglie lo passeranno come tutte le altre, ovvero ognuna a modo suo. Per questo, per noi era tempo di riscoprire il senso di ciò che è sacro, senza pregiudizi. La stessa parola, “sacro”, viene da una radice che indica l’azione di attaccarsi, aderire, avvincere. Così è sacro quello a cui scegliamo di restare avvinghiati. Sono sacri gli incontri, le case, i ricordi. Sono sacre le persone che teniamo con noi. Sono sacri i diritti che sanciscono tutto questo. Anzi, sacrosanti. Troppe famiglie arcobaleno li aspettano ancora, come i loro bambini aspettano il Natale. È tempo che arrivino, ma non come un regalo. Come una parola data, a cui siamo rimasti avvinghiati. #SacrosantiDiritti”.

Uno degli ideatori della campagna Mauro Feliziani di CondividiLove ammette come il messaggio del battage pubblicitario natalizio sia appunto quello di sottolineare la “sacralità” delle famiglie omosex, al pari di ogni altro tipo di famiglia, compresa quella di Betlemme.

“Non volevamo che fosse una parodia della natività cristiana ma una riflessione su ciò che intendiamo per sacro senza pregiudizi”.

CondividiLove

La campagna di Natale delle “Famiglie Arcobaleno” è inoltre sostenuta e promossa da un’ennesima iniziativa di propaganda e normalizzazione LGBT denominata “CondividiLove” che si presenta come un “progetto di comunicazione sociale basato sui meccanismi di condivisione del web e dei social media che porta avanti la rivendicazione di pari diritti per le coppie di ogni orientamento sessuale“.


Obiettivo del progetto – spiegano i promotori – è innescare una rivoluzione dal basso
che rimedi ai fallimenti della politica italiana in materia di diritti omosessuali:

“in un paese come l’Italia non possiamo aspettarci che siano i leader politici a chiedere al loro popolo il coraggio di supportare i cambiamenti necessari a sanare le diseguaglianze ancora presenti nella legislazione. Pensiamo non solo a premier socialisti come Zapatero o Hollande, ma persino a un conservatore come il premier britannico Cameron che proprio in questi giorni ha dichiarato: “il matrimonio mi appassiona molto e penso che se funziona per gli eterosessuali come me, dovrebbe funzionare per tutti; per questo dovremmo avere i matrimoni gay e per questo li introdurremo.” In un paese come l’Italia il cambiamento non ha alcun illustre testimonial. Deve quindi partire dal basso, con tutti i mezzi di cui dispone. Il primo, mai come oggi, è la condivisione”.

IPOCRISIA LGBT+

La campagna natalizia delle “Famiglie Arcobaleno“e il progetto CondividiLove esprimono chiaramente la follia e l’ipocrisia delle rivendicazioni LGBT+ per le quali qualsiasi genere di attrazione amorosa ha il “sacrosanto” diritto di essere esaudita.

In questo senso, l’unica cosa che conta è il sentimento di amore tra le persone. Una scriteriata e spietata visione che non tiene in alcun conto il drammatico destino dei figli che si troveranno a crescere in nuclei famigliari mutilati alla radice, senza una mamma o un papà, per l’egoistico e inderogabile desiderio di “genitorialità” della coppia o, come succede sempre più spesso, di un singolo genitore (vedi il caso del cantante Tiziano Ferro).


E’ evidente ad ogni persona dotata di un briciolo di buon senso come non basti il sentimento o l’attrazione amorosa tra due o più persone a costituire una famiglia. Scopo principale dell’istituto famigliare è quello di avere e crescere dei figli e un nucleo composto da due uomini o due donne è comprensibilmente zoppo in partenza. L’unica possibilità per ovviare a tale irrimediabile deficienza è il ricorso ad “aiuti” di diverso tipo, esterni alla coppia, con buona pace dei figli che si troveranno a crescere, loro malgrado, in una innaturale “famiglia” arcobaleno.

Lasciando da parte la “Sacra famiglia”, occorrerebbe parlare e recuperare il concetto di “famiglia naturale”, l’unica autentica forma di famiglia ,composta da un papà, una mamma e, se Dio vuole, figli.