E’ maschio o femmina? Questa è la classica domanda che viene posta a tutti i nuovi genitori. A quanto pare, però, vi è una piccola percentuale di casi in cui la risposta non è così semplice: il bambino è “intersessuale”, ossia presenta caratteri dell’uno e dell’altro sesso. Ma tali casi come sono trattati dalla legge?

Ad esempio, in Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord, la nascita di un bambino deve essere registrata all’anagrafe entro 42 giorni, e per farlo occorre specificarne il sesso. Che fare, allora, se il bambino anatomicamente è nato con un apparato riproduttivo che non permette di classificarlo come maschio o femmina?

STUDO COMPARATO

Se lo è chiesto, tra gli altri, il giurista tedesco Jens Scherpe, il quale negli ultimi anni ha condotto degli studi di carattere comparatistico, esaminando la legislazione e la giurisprudenza di diversi paesi, e nel 2016 ha organizzato, con finanziamenti ricevuti dall’Università di Cambridge, un workshop sul tema “Lo status legale delle persone intersessuali”.

Le parole di Scherpe, che nel corso della sua ricerca ha incontrato diverse persone transgender e intersessuali, spiegano le finalità del progetto: “Quando si incontrano persone direttamente discriminate dalle leggi si comuncia a sentire in modo diverso ed io sono diventato un appassionato avvocato del cambio di legislazione in quest’area. Ho cominciato a mettere in discussione il modo in cui cerchiamo di marchiare le persone ed applicare etichette. Quale diritto ha lo stato di classificare le persone come maschi o femmine in documenti ufficiali quali certificati di nascita e passaporti – e noi abbiamo davvero bisogno di categorie di genere?”.

In effetti, gli sforzi di persone come Scherpe sembrano aver prodotto dei risultati. In Germania, dal 2013 i bambini possono essere registrati come sessualmente “indeterminati” sul certificato di nascita. L’esempio tedesco è stato seguito da diversi altri paesi, ad es. India e Nepal. A Malta nel 2015 è entrata in vigore una legge che permette alle persone di determinare il proprio genere ed ai genitori di posticipare la specificazione del genere sul certificato di nascita del bambino fino a quando l’identità di genere del piccolo non è confermata.

Un’altra preoccupazione di Scherpe attiene agli interventi di chirurgia cosmetica ai quali molti intersessuali vengono sottoposti: “Molte persone condannano fermamente – dice – le mutilazioni genitali femminili. Ma i bambini che nascono con genitali che non si accordano con ciò che in società è considerato maschile o femminile sono regolarmente corretti da una chirurgia invasiva, scelta dai genitori i quali temono la stigmatizzazione di avere un figlio diverso e temono anche che il bambino possa essere seriamente svantaggiato”. Ciò in quanto molti medici considerano l’intersessualità un “disordine” anziché una “differenza”: il problema sarebbe dunque nel linguaggio utilizzato.

Senza negare che la problematica delle persone intersessuali presenti degli aspetti delicati, rimane alto il rischio, evidente dalle parole di Scherpe, che essa venga strumentalizzata per far passare un nuovo paradigma di normalità di genere che intende annullare tutte le differenze naturali e modificare la mentalità, il linguaggio e la legislazione per renderli neutrali e gender-friendly.