Raccomandazione sulle misure per combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o l’identità di genere.

(Adottata dal Comitato dei Ministri il 31 marzo 2010 in occasione della 1081ª riunione dei Delegati dei Ministri )

Il Comitato dei Ministri, in virtù dell’Articolo 15.b dello Statuto del Consiglio d’Europa, Considerando che lo scopo del Consiglio d’Europa è di realizzare un’unione più stretta tra i suoi membri, e che tale obiettivo può essere conseguito, in particolare, mediante un’azione comune nel campo dei diritti umani;

Ricordando che i diritti umani sono universali e devono essere riconosciuti a ogni individuo, e sottolineando di conseguenza il proprio impegno a garantire pari dignità a tutti gli esseri umani e il godimento dei diritti e delle libertà spettanti a ciascun individuo, senza alcuna discriminazione fondata sul sesso, la razza, il colore, la lingua, la religione, le opinioni politiche o di altro genere, l’origine nazionale o sociale, l’appartenenza a una minoranza nazionale, il censo, la nascita o ogni altra condizione, conformemente alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (STE N°5) (qui di seguito “la Convenzione”) e ai suoi Protocolli;

Riconoscendo che il trattamento non discriminatorio da parte di soggetti statali nonché, se del caso, attraverso le misure positive adottate dagli Stati, al fine di assicurare protezione contro i trattamenti discriminatori, anche da parte di soggetti non statali, sono componenti essenziali del sistema internazionale di tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali;

Riconoscendo che le persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali hanno subito per secoli e tuttora sono vittime di omofobia, transfobia e altre forme di intolleranza e di discriminazione, anche all’interno delle loro famiglie, – ivi compreso sotto forma di criminalizzazione, marginalizzazione, esclusione sociale e violenza -, in ragione del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere, e che è richiesta un’azione specifica al fine di garantire a tali persone il pieno godimento dei loro diritti umani;

Considerando la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (qui di seguito “la Corte”) e di altre giurisdizioni internazionali, che riconoscono che l’orientamento sessuale non può costituire motivo di discriminazione e contribuiscono a far avanzare la tutela dei diritti delle persone transgender;

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