Un altro passaggio decisivo sul cammino verso il riconoscimento dei diritti omosessuali è datato 8 dicembre 2000 ed ebbe luogo a Nizza con l’approvazione da parte del Consiglio Europeo della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea che, priva di valore giuridico vincolante fino al 2009, si proponeva di dettare i principi guida che avrebbero dovuto ispirare la futura costituzione europea. Essa è costituita da un preambolo di 50 articoli suddivisi attorno 6 valori fondamentali: la dignità (artt. da 1 a 5), la libertà (artt. da 6 a 19) , l’eguaglianza (artt. da 20 a 26), la solidarietà (artt. da 27 a 31), la cittadinanza (artt. da 39 a 46) e la giustizia (artt. da 47 a 50), oltre a quattro articoli (dal 51 al 54) contenenti disposizioni generali. Il significato particolare della “Carta di Nizza” è racchiuso nell’articolo 21 che introduce l’ambiguo principio di non-discriminazione, a tutela di qualsiasi genere di orientamento sessuale, affermando: «È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle, o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad un minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali». Vietato, dunque, discriminare in base alle tendenze sessuali e, di conseguenza, tutela giuridica assicurata per gli omosessuali anche sulle questioni di matrimonio e famiglia, così che all’art. 7 e all’art. 9 della stessa Carta si legge: «il diritto di sposarsi e il diritto di costituire una famiglia sono garantiti secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l’esercizio». In altre parole, le legislazioni dei singoli Stati membri dovranno adeguarsi e introdurre al loro interno disposizioni che garantiscano anche alle coppie dello stesso sesso di sposarsi e formare una famiglia.

La Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000, con il Trattato di Lisbona del 13 dicembre 2007 ha assunto il medesimo valore giuridico dei trattati e si pone come vincolante per gli Stati Europei. L’art. 21 della Carta dei Diritti di Nizza, che il Trattato di Lisbona rende obbligatoria, traduce in termini giuridici, sotto forma di principio di non-discriminazione. la teoria del gender, affermando che la differenza fra uomo e donna non deve fondarsi più sul dato oggettivo della natura, ma sulla soggettività delle tendenze e delle scelte.

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