Dopo Udine, il Gay Pride del Nord Est per il 2018 farà tappa a Trento. Ad annunciarlo è stato il presidente di Arcigay del Trentino Paolo Zanella dichiarando: “E’ arrivato il momento, dopo Venezia, Verona, Treviso e Udine, ora tocca a noi”.

Dopo il raduno degli alpini, il Festival dell’Economia, in Trentino sarà quindi la volta di quello che è già stato ribattezzato il “Pride delle Dolomiti” in quanto, oltre al Trentino, coinvolgerà tutta l’area dell’Euroregione un tempo componente lo storico Tirolo:

“Oltre al Nord Est sarà coinvolta tutta l’Euregio, in un’ottica sovranazionale. Si lavorerà in stretto contatto con il Sud Tirolo ma anche con il Tirolo austriaco. E non si tratterà di un solo giorno, quello della sfilata, perché gli appuntamenti – spiega Zanella – saranno molti e si svolgeranno su più giornate”.

Il presidente di Arcigay tiene a precisare come tale evento non arrivi per caso, ma sia il frutto di una laboriosa e lunga attività di martellamento sul territorio nei confronti dei principali attori istituzionali:

“Questa meta arriva dopo cinque anni di lavoro sul territorio con il festival Liberi/e di Essere, con la raccolta firme Firmalove che ha prodotto la proposta di legge contro l’omofobia che è stata uno dei temi più importanti del dibattito consiliare di questa legislatura. In questi anni abbiamo lavorato fianco a fianco con istituzioni e associazioni”

Zanella sottolinea inoltre come, essendo il 2018 anche l’anno della campagna elettorale, la posizione assunta dai candidati nei confronti della manifestazione possa rivelarsi un decisivo “ago della bilancia” in sede di cabina elettorale:

“Eh sì  e sarà la cartina di tornasole per vedere cosa pensano veramente i nostri politici. Dico solo che nelle altre città di solito è il sindaco che apre la parata. L’ha fatto la Appendino a Torino, De Magistris a Napoli, Orlando a Palermo e da ultimo il sindaco Honsell a Udine dove dal palco ha fatto un intervento da pelle d’oca”.

A riguardo, il presidente dell’Arcigay “scimmiotta” le recenti messe riparatrici celebrate in alcune città italiane “macchiate” dalle vergognose ed oscene parate LGBT, rivendicando l’inesistente “diritto” alla “normalità” gay:

“Ci saranno quelli che si scandalizzano, quelli che faranno le messe riparatrici per scongiurare l’arrivo del castigo di Dio. O quelli che chiederanno sobrietà, come se il problema di questo mondo fosse una parrucca in testa o un ragazzo a torso nudo che grida al mondo la sua libertà. Il Pride nasce come momento di emancipazione dopo le vessazioni, le angherie, le violenze inflitte alla comunità omosessuale di New York alla fine degli anni ’60”.

Ci auguriamo che i candidati alle provinciali del 2018 del Centrodestra non si facciano “intimidire” da tali puntali minacce di boicottaggio mediatico da parte della comunità LGBT, assumendo una posizione “unpolitically correct”, ma molto più semplicemente “di destra”, condannando in maniera forte e ferma tali inaccettabili celebrazioni della “normalità” di qualsivoglia tendenza sessuale imposte dall’odierno “gender diktat” globale.