Dopo il modello trans-gender, senza identità, Gucci lancia in passerella il modello trans-umano con la sua nuova identità perfettamente ricostruita in laboratorio secondo quelle che sono le ultime tendenze in fatto di nuovi confini “umani”. Alla “Milano Fashion Week”, in corso nel capoluogo milanese da 21 al 27 febbraio, il direttore creativo di Gucci Alessandro Michele, ha infatti fatto sfilare i suoi modelli con in mano la propria testa clonata e mozzata in una inquietante scenografia allestita tra quattro sale operatorie, simboleggianti la possibilità di ricostruire e rimodellare continuamente la propria natura ed identità.

Michele, che ha scelto di aprire la passerella sulle note blasfeme della celebre preghiera alla Vergine Maria “Stabat Mater”, rappresentante la sofferenza della Madonna come madre di Gesù Cristo, ha così illustrato il suo angosciante allestimento ospedaliero:

Ho voluto i tavoli operatori perché per me rappresentano alla perfezione l’atto creativo di inventare delle possibilità. Il mio e quello di tutti è un lavoro da chirurghiRitagliamo, riassembliamo e sperimentiamo le nostre personalità come su un tavolo operatorio. Il mio luogo creativo, poi, è in apparenza identico alla sala operatoria perché rappresenta l’ordine nella confusione totale del corpo, dei tessuti, degli strumenti”.

In particolare, ad ispirare l’insolita scelta “artistica” cyborg di Michele, come lui stesso racconta, è stata la lettura di Un manifesto per Cyborg, il saggio della filosofa femminista statunitense Donna Haraway pubblicato nel 1985, nel quale l’autrice ipotizza un futuro di uomini per metà macchine e per metà organismi viventi. Significative, al riguardo, sono le parole con le quali il direttore di Gucci conferma di aver voluto applicare proprio il modello cyborg alla propria collezione e di come la sua attività di capo creativo di un importante brand globale come la maison fiorentina costituisca una vera e propria missione “politica” volta ad istigare in maniera radicale alla “normalizzazione” di ogni devianza sessuale:

 Il mio compagno Giovanni Attili mi ha fatto scoprire questo libro che per me è stato profetico. È un racconto antropologico e filosofico che si interroga su chi siamo e chi vogliamo essere. Il cyborg è come un simbolo di emancipazione dalla natura perché la natura non ci ha donato un corpo intoccabile. Per questa collezione, avevo così in mente qualcosa di ultra naturale, qualcosa di ibrido. Sono felice di essere nato ibridato. È per me una cosa da manifestare e da accudire. Perché per me l’ibrido e la trasformazione sono rivelatrici di tante cose. Prendete, per esempio, i modelli che portano la propria testa in mano. Sono a mio parere una metafora di quanto si faccia fatica a crescere ed accudire la propria testa. E a mio parere i vestiti, la moda possono davvero prendersi cura della tua testa e della tua personalità in modo poetico. Venero la differenza, l’unicità, il cambiamento. E se i venti della politica e della società tornano a parlare del contrario, la risposta creativa si fa e si deve fare ancora più radicale. La mia, quindi, non è moda ma istigazione”.

Il “cyborg Gucci” rappresenta dunque perfettamente l’ultima odierna folle frontiera del post-umano, propugnatrice di una improbabile creatura biologicamente indeterminata, né uomo né donna che, rifiutando per principio ogni legge naturale data, promuove un utopico uomo “sempre nuovo” la cui identità è in continua e perenne trasformazione.  In altre parole, la “teoria del Caos” applicata all’uomo. (Rodolfo de Mattei, “La Verità” del 24/02/2018)

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