La comunità LGBT di New York, esulta per l’approvazione del “gender X”: questa dicitura comparirà sul certificato di nascita di chi non si riconosce né maschio né femmina.

I genitori potranno scegliere la “X” per designare il “genere incerto” dei propri figli (in modo che, crescendo, possano essere loro a “scegliere” a quale appartenere), invece gli adulti che lo vorranno, potranno cambiare il proprio certificato di nascita senza bisogno di documentazione medica.

Corey Johnson, speaker del City Council, commenta così la “decisione storica”:

Oggi è una giornata storica per New York, sempre più campione mondiale sul fronte dell’inclusività e dell’uguaglianza”

Ed ancora:

“I newyorkesi non avranno più bisogno della documentazione di un dottore per cambiare il proprio genere sul certificato di nascita e non saranno più trattati come se la loro identità fosse una questione medica”.

Già alcuni stati come la California e l’Oregon, permettevano di cambiare il genere sul proprio certificato di nascita senza un’autorizzazione medica,  ma non permettevano il segno “X” invece di maschio o femmina (opzione contemplata invece in Canada).

Chi ritiene che questa follia appartenga solo agli Stati Uniti dovrebbe ricredersi.

Non molto tempo fa, l’Huffington Post aveva pubblicato la testimonianza di una ragazza di Milano che raccontava la sua vita da “gender X”.

Si fa chiamare Gabe Negro (un nome neutro) e si definisce un “ragazzo transgender non binario”.

Quando in metro gli chiedono se è un ragazzo o una ragazza, lei risponde di non essere nessuno dei due.

Spiega così cosa vuol dire per lei “gender X”:

“È solo un’etichetta. Significa non essere conformi agli stereotipi e non appartenere né al mondo maschile né a quello femminile“.

Con i soliti cliché, la ragazza racconta di aver sempre provato disagio per il proprio corpo senza capirne il motivo, di aver frequentato scuole cattoliche “chiuse” che parlavano dell’universo LGBT come qualcosa di sbagliato, ma di aver conosciuto la comunità LGBT su Internet e di aver scoperto di farne parte.

All’università decide però di presentarsi come una persona “gender X” anche se questo- afferma- aveva causato molta confusione tra gli studenti, visto che spesso veniva scambiata per una ragazza.

  “Prima dell’appello vado a parlare con i professori per pregarli di usare solo il mio cognome ed evitare di urlare il mio nome davanti a tutti”.

E poi c’è il “problema” dei bagni. “Scegliere tra quello degli uomini e quello delle donne è sempre una bella sfida”, ammette, dicendo di non sentirsi a suo agio in nessuno dei due.

La ragazza alla fine dell’articolo lancia un appello a tutti i “gender X”, dicendo che non sono soli e che solo parlando con gli altri del loro mondo si potrà sconfiggere l’ignoranza ed il pregiudizio delle persone.

Il mondo delle persone gender X, lei lo immagina color lavanda:

“Negli stereotipi di genere l’ho sempre visto come una via di mezzo tra il rosa e l’azzurro”

Ecco che quella X che troviamo nei documenti americani, rappresenta nient’altro che l’istituzionalizzazione della devianza, l’oblio della ragione e di ogni dato scientifico.

Eppure, anche una “X” su un documento d’identità non potrà cambiare la realtà: si nasce maschi o femmine. Tutto il resto è finzione.