Dopo essere stata travolta dalla bufera LGBT per via delle esternazioni in fatto di matrimoni gay, Margaret Court ha deciso di non partecipare ai prossimi Australian Open. La leggenda australiana del tennis mondiale, che oggi ha 75 anni, ha infatti rispedito al mittente l’invito ricevuto dall’organizzazione del prestigioso Slam australiano facendo sapere che quest’anno seguirà il torneo comodamente dalla televisione della sua casa di vacanza dove porta avanti il suo amato hobby di pesca dei granchi.

L’inedita decisione della Court è in realtà la conseguenza di un violento attacco da parte della comunità LGBT alla quale la campionessa australiana per avere espresso la sua contrarietà all’omosessualità e ai matrimoni gay recentemente introdotti dal governo australiano, dichiarando:

Dio ha fatto l’uomo per la donna e la donna per l’uomo per moltiplicarsi nella Terra. Ognuno ha le proprie opinioni. Non ho niente contro i gay, lo sapete che li accogliamo in chiesa e li aiutiamo. Questa è una Nazione Giudeo-Cristiana e credo che dovremmo proteggere il matrimonio”.

Esternazioni “omofobe” inaccettabili per i paladini dei “diritti” gay e per diverse giocatrici del celebre circuito tennistico, alcune delle quali sono arrivate a minacciare di non voler giocare nello stadio intitolato proprio alla Court. La tennista australiana, grazie alla sue straordinarie vittorie – ben 24 titoli del grande Slam in singolare e 62 titoli complessivi di doppio e doppio misto – si è infatti guadagnata anche l’onore di veder intitolato a suo nome una delle arene maggiori del torneo, nel quale si svolge la finale del tabellone femminile.

Di fronte a tale sommossa, una parte degli organizzatori si è anche interrogata sulla possibilità di cambiare il nome dell’arena, tuttavia, quella che sarebbe una clamorosa decisione, per il momento, nonostante le forti pressioni, è stata accantonata.

Da parte sua, la Court, venuta a sapere della minaccia di boicottaggio dei match giocati sulla arena a lei dedicata ha così replicat0:

Credo che boicottare i match sia qualcosa di meschino, dimostrando cosa realmente c’è nel cuore dei tennisti. Sarebbe un comportamento infantile; per fortuna non dipende da me e non mi toccherà”.

Il boicottaggio nei confronti del monumento del tennis mondiale, Margaret Court, è solo l’ultimo esempio dell’odierno clima di intolleranza e persecuzione nei confronti di chi osa contraddire il “gender diktat” dominante.