L’ente organizzatore dei Brit Awards, premi musicali che vengono conferiti annualmente ad artisti del Regno Unito, ha rivoluzionato le categorie in gara: dal 2021 non ci saranno più premi per il”miglior artista uomo” e la “miglior artista donna”, per non discriminare gli artisti “non binary”, cioè chi la mattina si sveglia “uomo” e la sera diventa “donna”.

La decisione è stata presa dopo la dichiarazione del cantante Sam Smith che ha detto di essere “in lotta con il proprio genere” ed ha chiesto che sia usato il pronome “loro” riferendosi a lui. Il 26enne inglese avrebbe anche detto di “essere genderqueer”, cioè né maschio né femmina.

“Non ci si identifica in un genere. Tu sei solo tu, sei una creazione speciale. Così la vedo io”. “Non sono maschio né femmina. Penso di galleggiare in qualche punto in mezzo”. “C’è sempre stata una guerra tra il mio corpo e la mia mente. A volte, penso come una donna”. “Qualche volta mi sono seduto e mi sono chiesto: ‘voglio cambiare sesso?’. È qualcosa a cui penso ancora adesso, ma non credo accadrà”. “Sono sempre stato molto libero quando si tratta di pensare alla sessualità. Ho provato a portare questo in quello che penso sui generi. Ho iniziato la psicoterapia un anno fa, sto iniziando a scavare più a fondo e mi rendo conto che questo è in parte il motivo per cui mi deprimo. Non sembra virile parlare di come mi senta ogni giorno nel mio corpo. Ma è quello che sto cercando di combattere.”

Decisione analoga a quella dei Brit Awards era stata già presa dal National Television Awards (NTAs) e dagli MTV Movie Awards, che hanno abbandonato le “tradizionali” categorie maschile/femminile.

Ma non tutti hanno reagito positivamente. Piers Morgan, giornalista e personaggio televisivo inglese, ha dichiarato che eliminare le due categorie non è progresso, ma controsenso.

Come al solito, secondo il gender diktat la realtà si deve piegare a quello che uno prova e sente al momento, andando contro la logica ed il buonsenso. In questo mondo in cui regna il caos più totale, in cui uno può dire di non essere né maschio né femmina, di sentirsi un animale, di sentirsi genderqueer, di sentirsi un bambino di due anni, ogni cosa è possibile, ogni pulsione deve essere assecondata, tutto ciò che si prova deve diventare legge. Nella società in cui vige il diktat della scienza, del progresso e dell’intelligenza, ci si abbandona all’emotività più sfrenata, alle pulsioni del momento, a quello che uno sente di essere un giorno, cambiando poi idea il giorno dopo. Non è contraddittorio tutto ciò?