Obiettivo primario del piano di “normalizzazione” dell’omosessualità e di ogni tendenza sessuale, si sa, sono le scuole. In questa prospettiva, sono sempre di più, nel mondo, gli istituti scolastici di ogni ordine e grado che promuovono programmi ad hoc per favorire l’inclusione degli studenti e delle studentesse transgender.

Dalla Spagna, paese tristemente all’avanguardia in materia di politiche gender, il Colegio Escandinavo ha in questi giorni ottenuto un“certificato di riconoscimento” assegnato dalla Fondazione Daniela agli istituti che promuovono al loro interno corsi di formazione rivolti a docenti, studenti e famiglie, finalizzati ad “educarli” riguardo “discriminazioni e pregiudizi da orientamento sessuale e di genere nei confronti di coloro che non si identificano nella tradizionale distinzione maschio-femmina“.

Il Colegio Escandinavo della capitale spagnola si è guadagnato tale vergognoso riconoscimento per aver avviato al suo interno un progetto pilota volto ad educare i propri piccoli alunni alle differenze di genere secondo la dominante vulgata politically correct contemporanea.

Il programma prevede che i bambini all’inizio del corso saranno separati in base al colore dei capelli: mori, biondi e rossi dopodiché a ciascuno di loro verrà domandato se vedono qualcosa di strano negli altri compagni e nelle altre compagne. Dalle loro risposte, come si legge su Pride, gli “educatori” cercheranno di “spiegare il rispetto per tutti gli esseri umani, senza coltivare pregiudizi e paure, consolidando sentimenti di inclusione per abbattere discriminazioni e barriere”.

Di fatto, l’obiettivo del progetto del Colegio Escandinavo consisterà nell’estirpare con la forza e il lavaggio del cervello l’ineliminabile natura umana maschile e femminile insita imprescindibilmente in ogni allievo.