Lo scorso 17 maggio anche l’Università degli Studi di Milano si è unita ai festeggiamenti per la ricorrenza della giornata mondiale contro l’omo-bi-transfobia promuovendo un incontro volto a sensibilizzare gli studenti sul tema dell’omofobia e dell’amore omosessuale, organizzato da Agedo, Arcigay, Certi diritti, oltre a quattro associazioni LGBT universitarie provenienti dai diversi atenei milanesi. L’evento si è tenuto Aula Magna ed ha ricevuto il patrocinio oltre che dallo stesso Ateneo, del Comune di Milano, l’UNAR, il consolato degli Stati Uniti e Amnesty International.

Nel corso della giornata è stato letto il messaggio diffuso dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: 
«La giornata mondiale contro l’omotransfobia offre l’occasione di riflettere sulla centralità della dignità umana e sul diritto di ogni persona di percorrere la vita senza subire discriminazioni. (…) 
È inaccettabile che l’orientamento sessuale delle persone costituisca il pretesto per offese e aggressioni così come è inaccettabile che ciò generi discriminazioni sul lavoro e nelle attività economiche e sociali».

Sandro Gozi, sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei Ministri, ha ricordato con entusiasmo il “risultato” storico raggiunto pochi giorni fa dall’Italia con la legge sulle unioni civili, sottolineando la bontà di qualsiasi tipo di amore:

«In un periodo pieno di paure e terrore c’è una cosa di cui non dobbiamo avere paura: l’amore. L’amore non può fare paura».

Al dibattito è seguita la proiezione di Pride, film del 2014 di Matthew Warchaus, ambientato nell’Inghilterra thatcheriana degli anni Ottanta, che rappresenta una celebrazione dell’orgoglio omosessuale contro la “norma eterosessuale” imposta dalla società.  L’evento si è infine concluso con l’esibizione di Checcoro, il primo coro interamente LGBT della città di Milano.

L’Università degli Studi di Milano, in nome del rispetto delle diversità e della non discriminazione, propone dunque ai suoi studenti la prepotente visione omosessualista, promuovendo il deleterio e schizofrenico modello “gender fluid” imposto dalle associazioni LGBTQ .

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