Il “Comitato pari opportunità” dell’Università degli studi di Genova ha appena introdotto il “doppio” libretto per gli studenti transgender. Il fatto è stato denunciato da esponenti di “Forza Italia” e “Azione Universitaria” che hanno riportato l’insolita e provocante”novità”, sottolineando tutto il loro stupore e disappunto in proposito:

“Siamo meravigliati oltre che profondamente infastiditi per la decisione di attivare presso l’Università degli studi di Genova il “doppio” libretto universitario per permettere a studenti e studentesse transgender di richiedere un nuovo badge riportante il nome corrispondente all’identità di genere a cui sentono di appartenere”

A stupire (visti i precedenti c’era da aspettarselo), i 3 giovani rappresentanti del centrodestra ligure è il fatto che tra i sostenitori dell’iniziativa figurino anche esponenti appartenenti al “Nuovo Centro Destra”:

“Riteniamo che le battaglie in ateneo debbano essere altre e ci meraviglia, ma fino ad un certo punto, notare come non ci si sia mossi con la stessa attenzione e diligenza per l’abbassamento delle tariffe Amt per gli studenti da noi richieste. Ancora più deplorevole, è però vedere come tale nuovo provvedimento sia stato avallato e sottoscritto, oltre che presentato come una conquista, da esponenti di Nuovo Centro Destra in università, che a quanto pare sono molto confusi sul loro schieramento politico di appartenenza”.

L’iniziativa unilaterale di promozione dell’ideologia gender all’interno delle istituzioni universitarie ha suscitato un prevedibile vespaio di polemiche che ha costretto il rettore dell’università di Genova Paolo Comanducci a chiarirne meglio i motivi.

Interrogato in proposito durante la trasmissione radiofonica di Radio 24, “Effetto Giorno”, Comanducci ha così replicato:

“L’iniziativa è partita dal comitato di pari opportunità, dove vi sono i rappresentati degli studenti. La maggior parte degli studenti è favorevole, si tratta di fornire un doppio tesserino  d’identità con nomi diversi,  il sesso e il nome di norma lo cambia il comune e non l’università, però c’è una lunga trafila burocratica. Per cui  lo studente si può presentare all’esame con “un apparenza e sentimento diverso” a quello indicato all’anagrafe, evitando un disagio per lo studente e per i commissari. Consentiamo di aver questo secondo badge con il nome cambiato. Io  credo che sia un piccolo gesto di sensibilità umana nei confronti di persone che sono in un momento complesso della loro vita, farne una discussione ideologica e sbandierare teorie del genere mi sembra fuori luogo”.

Secondo Comanducci il suo Ateneo si è semplicemente “accodato” a quella che sembra essere oramai una tendenza generalizzata:

“Ci sono Torino, Bologna, Padova e Napoli, quest’anno tutti gli studenti possono  richiedere il badge, adesso abbiamo una decina di studenti che hanno richiesto il doppio badge”.

Il rettore dell’università di Genova ha quindi giustificato la propria decisione appellandosi all’articolo 3 della nostra Costituzione e negando l’esistenza di una presunta “teoria gender”:

“Io sinceramente non ho ancora ben chiaro in che cosa consista la teoria Gender. So che esistono nel nostro ateneo e in altri, anche negli Stati Uniti, degli studi di genere, ma sono un campo di studio serio che non propaganda un’ideologia. Certamente oggi c’è un cambiamento della sensibilità collettiva su questi temi, un tempo non se ne sarebbe parlato. Io credo che stiamo attuando il secondo comma dell’art. 3  della costituzione, si tratta di trattare gli uguali nell’uguale e i diversi nel modo diverso, nel momento in cui c’è una differenza significativa. Non è una scelta arbitraria, è come uno si sente dentro, che è  la cosa più importante”.

COSA è la teoria gender ?

Comanducci ammette di non aver ben chiaro in cosa consista la “teoria gender” e dunque proviamo a spiegarglielo qui in parole povere:

la teoria gender non è altro che quel sistema di idee che intende abolire la classica e naturale dicotomia sessuale maschio / femmina per introdurre un nuovo modello sessuale “fluido”, privo di rigide e opprimenti categorie sessuali.

Bisogna abbattere la cosiddetta “eteronormatività”, intesa come norma sociale eterosessuale – affermano i teorici omosessualisti – per ritornare al polimorfismo sessuale originario.

In questo senso, gli ideologi del gender, per uscire dall’inevitabile impasse maschio/femmina, propongono di distinguere tra sex e gender.

Il sex, ossia il sesso, con il quale ognuno di noi nasce e il gender, in italiano genere, che corrisponde a ciò che ciascuno decide di diventare. Il sex è il sesso con il quale nasciamo, il gender è il sesso che diventiamo. Dall’accoppiamento di questi due elementi possono uscire le più svariate combinazioni il cui limite è stabilito unicamente dalla volubile percezione e fantasia degli individui.

Tuttavia, quello che forse sfugge al rettore dell’Università di Genova è che al di là di tutte le peripezie ideologiche esiste un’immutabile ed inconfutabile natura umana, con un progetto ben preciso, per la quale ognuno di noi è maschio o femmina, a seconda che nasca con cromosomi XX o XY.

In tale prospettiva, introdurre il libretto transgender all’interno delle istituzioni universitarie significa fare il gioco degli ideologi del gender favorendo il processo di “normalizzazione” dell’idea della fluidità sessuale tra i nostri giovani studenti.