La sifilide e le malattie a trasmissione sessuale conquistano di nuovo le prime pagine di quotidiani e siti web. Dopo il Servizio Sanitario Inglese che, come riportato qui dall’Osservatorio Gender poco più di una settimana fa, aveva denunciato attraverso un documentato report l’inquietante boom di infezioni di sifilide nella capitale Londra, a causa della sempre maggiore diffusione di disordinate abitudini sessuali, è ora la volta della stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

L’Agenzia delle Nazioni Unite specializzata per le questioni sanitarie ha infatti appena emanato delle nuove allarmanti linee guida per curare clamidia, gonorrea e sifilide, tre comuni malattie a trasmissione sessuale sempre più resistenti agli antibiotici e per questo sempre più diffuse, tanto che secondo le ultime statistiche colpiscono, ogni anno, ben quasi 215 milioni di persone in tutto il mondo.

Ian Askew, direttore della “Salute riproduttiva” dell’OMS, ha così commentato il drammatico dato:

“Clamidia, gonorrea e sifilide sono importanti problemi di salute pubblica in tutto il mondo, colpiscono la qualità della vita di milioni di persone, causando gravi malattie e a volte decessi (…) Le nuove linee guida rafforzano la necessità di trattare queste malattie a trasmissione sessuale con l’antibiotico giusto, al giusto dosaggio e nel momento giusto, per ridurre la loro diffusione e migliorare la salute sessuale e riproduttiva. Per fare questo, i servizi sanitari nazionali devono monitorare i modelli di resistenza agli antibiotici per queste infezioni  nei propri paesi”

Le malattie a trasmissione sessuale: clamidia, gonorrea e sifilide

Si stima che ogni anno 131 milioni di persone contraggono la clamidia, 78 milioni la gonorrea e 5,6 milioni la sifilide.

Come si legge infatti sul salute24.it:

Nel caso della gonorrea – che secondo le stime colpisce ogni anno 78 milioni di persone – il fenomeno della resistenza agli antibiotici è molto diffuso. Nel caso dei chinoloni l’inefficacia è ormai talmente comune da portare l’Oms a considerarli non raccomandabili. Il consiglio è di trattarla con l’antibiotico che, in base alla diffusione delle resistenze nell’area in cui è stata contratta l’infezione, potrebbe risultare più efficace. Nel caso della sifilide – che fa contare 5,6 milioni di nuovi casi ogni anno e che nel solo 2012 ha causato 62 mila decessi neonatali in seguito alla trasmissione dalla madre al feto – l’Oms raccomanda invece fortemente il trattamento con una singola iniezione intramuscolare di penicillina benzatina. Secondo l’Organizzazione si tratterebbe infatti del “trattamento contro la sifilide più efficace, ed è più efficace e più economico degli antibiotici da assumere per via orale”. Infine, l’Oms ha elaborato raccomandazioni specifiche per il trattamento di diverse tipologie di clamidia (genitali, anorettali, in gravidanza, linfogranuloma venereo e congiuntivite neonatale), infezione che si diffonde a un tasso di 131 milioni di nuovi casi all’anno.

PUBLIC HEALTH ENGLAND: +10% RISPETTO AL 2014

Le malattie citate dall’OMS sono le stesse denunciate, sempre dal Public Health England (PHE), il Servizio Sanitario Inglese, attraverso i dati pubblicati lo scorso 5 luglio di cui ha scritto qui l’Osservatorio Gender.

Nel corso del 2015, il Sistema sanitario pubblico inglese ha riscontrato infatti ben 434.456 casi di infezioni sessualmente trasmesse, delle quali 54.275 tra omosessuali, bisessuali e, in generale, uomini che fanno sesso con altri uomini (MSM). Nel complesso vi è stato un incremento del 10% rispetto al 2014. La clamidia è stata la malattia più diagnosticata con il 46% delle diagnosi (200,288 casi), seguita dalle verruche genitali (68.310 casi). L’impennata più alta si è registrata con la sifilide con un aumento del 20%, seguita dalla gonorrea (+11%).

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, la stessa organizzazione responsabile dei folli programmi di educazione all’affettività destinati ai bambini, volti a “normalizzare” ogni tipo di devianza sessuale, in nome del rispetto e della non-discriminazione, raccoglie i suoi tragici e prevedibili frutti. Ancora una volta i dati reali e concreti smascherano le mistificazioni ideologiche gettando un’angosciante luce sull’osannato stile di vita “gender fluid“.