Il cortometraggio “Lola” di 20 minuti, girato dall’italiana Francesca Tasini, tratta di storie di adozioni LGBT e non solo.

Lola, interpretata dall’attrice transgender italo-svizzera Christina Andrea Rosamilia,  è una donna transgender, che vive con il compagno, insieme al quale decide di adottare un bambino.
Il tema dominante del film è quello delle adozioni, che mi sta particolarmente a cuore”, spiega la regista Francesca Tasini, 41 anni, attrice e pedagogista originaria della provincia di Bologna, ma che da tempo vive a Berlino.

“Poi è una storia sui diritti LGBT, anche in materia di adozioni. E sul tema dell’inclusione”, continua.

“È un film che deve far riflettere sul mondo delle adozioni, perchè in un mondo come quello di oggi, con tutta la crisi che c’è e tutti i bambini orfani che ci sono nel mondo, non è possibile che una coppia non riesca ad ottenere in maniera semplice la possibilità di adottare un bambino. Credo che sia necessario ridiscutere tutto il nostro sistema familiare”.

Non mi aspettavo un simile successo, non mi aspettavo tutta questa attenzione attorno al film. E, naturalmente, mi fa piacere. E non solo per la tematica LGBT. Del resto, io non faccio parte di questo mondo, ma anche chi non ne fa parte deve interessarsi ai diritti LGBT. Io voglio raccontare le storie che vanno raccontate, senza filtri nè barriere, con la mia visione femminile”.

Christina Andrea Rosamilia, residente da tre anni a Londra, è l’interprete di Lola.

“È sicuramente un ruolo molto interessante. Appena ho letto il copione, mi sono detta: deve essere mio! Questo perchè il film parla di tematiche delicate, ma al tempo stesso profonde. Tematiche che, troppo spesso, vengono trattate in maniera superficiale o svendute ad un pubblico curioso che ama la morbosità.
Sulla transessualità si è detto, scritto e mostrato molto, forse troppo, ma in maniera azzardata e quasi sempre in chiave negativa. Si è solito pensare ai transessuali come delle vittime, relegati alla prostituzione, a soprusi o soggetti ad angherie di ogni sorta. Li si vede come dei vinti e quasi mai come dei vincitori. Quando non è sempre il caso!”

Il cortometraggio Lola è ancora una volta un tentativo di indottrinare il pubblico al gender diktat, alla normalità del “cambio di sesso” e dell’adozione di un bambino da parte di una coppia LGBT perché tanto “love is love”.