Lo University College Dublin (UCD) la più grande università della Repubblica d’Irlanda, con oltre 1.300 docenti e quasi 32.000 studenti, si piega al “gender diktat” globale adottando una serie di misure rivoluzionarie al fine di rendere l’ambiente universitario più “inclusivo” ed “accogliente” nei confronti degli studenti transgender e genderqueer

Tra le novità previste dalla gender policy appena introdotta vi sono la riclassificazione di 170 bagni del campus come “gender neutral”, l’adozione di uno spogliatoio genderless all’interno del proprio centro sportivo di Belfield e, dulcis in fundo, l’introduzione della possibilità per gli studenti trans di cambiare il proprio nome sui documenti universitari ufficiali senza l’obbligo di presentare certificati di riconoscimento di genere.

Intervistato al programma radiofonico “Ray D’Arcy Show”, Sam Brophy, studente di informatica e segretario della società LGBTQ (Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender, Queer) che si identifica come “non-binario”, ha chiarito agli ascoltatori che cosa si intende con tale termine: “Sono non binario in quanto non mi identifico né come maschio né come femmina, ci riferiamo a questi generi come sessi binari: sono le uniche due opzioni che ti vengono date, quando sei nato o sei maschio o sei femmina”.

Katherine Zappone, ministro per l’infanzia e la gioventù, ha spiegato con le seguenti parole la “bontà” dell’iniziativa dell’University College Dublin, sottolineando come tali nuove misure si collochino nel solco della tradizione del campus: “Le nostre università sono motori di cambiamento, promotrici di uguaglianza e paladine della giustizia. (…) L’UCD continua questa orgogliosa tradizione fornendo un campus accogliente per gli studenti e i dipendenti trans e genderqueer“. “Finché i membri della nostra comunità si sentiranno soli, discriminati o addirittura impauriti“, ha proseguito la Zappone, “il nostro viaggio verso l’uguaglianza non è finito. Come accademica e come ministro indipendente ringrazio l’UCD per averci fatto compiere un altro passo verso l’obiettivo della piena uguaglianza per tutti”. Parole alle quali hanno fatto eco quelle del presidente dell’università di Dublino, il professor Andrew Deeks, che ha dichiarato: “questa norma afferma e celebra i diversi generi e le espressioni di genere che si riflettono nel nostro grande staff multiculturale e nella popolazione studentesca“.

Non si capisce bene di quale “orgogliosa tradizione” parli il ministro Zappone. Di certo, la nuova agenda gender appena adottata dall’University College della capitale irlandese, farà rivoltare nella tomba l’arcivescovo di Dublino Paul Cullen che fondò l’università nel lontano 18 maggio 1854 con il nome di Catholic University of Ireland, prima che nel 1909 fosse istituita l’Università Nazionale d’Irlanda (National University of Ireland), nonché il suo primo rettore, il cardinale inglese beato John Henry Newman. In questo senso, l’imposizione del “gender diktat” all’interno della ex Catholic University of Ireland simboleggia emblematicamente la desolante e rovinosa parabola dell’isola di San Patrizio, un tempo nota come la “cattolicissima Irlanda”.