Davanti agli scandali di abusi commessi da preti e vescovi, è forte la pressione di quanti imputano all’omofobia della Chiesa la responsabilità di certi comportamenti e chiedono la “normalizzazione” dell’omosessualità. L’intervento dell’omoeretico padre James Martin a Dublino è solo la punta dell’iceberg. La Chiesa si incammina sulla via della conformazione al mondo, il contrario di quanto aveva invocato Benedetto XVI otto anni fa nella Lettera ai cattolici d’Irlanda (da rileggere).

(Riccardo Cascioli) Nelle Lettera ai cattolici d’Irlanda del 19 marzo 2010 (clicca qui), Benedetto XVI lo aveva detto chiaramente: la strada per rimarginare le profonde ferite inferte alle persone e alla Chiesa dai sacerdoti responsabili di abusi sessuali passa dal ritorno a Dio. Quindi, preghiera e un preciso cammino penitenziale oltre a tutte le misure adeguate (nelle diocesi e nei seminari) per evitare il ripetersi di certe situazioni.

La lettera di Benedetto XVI era molto dettagliata, seguiva un incontro avuto a Roma con tutti i vescovi irlandesi e i superiori degli ordini religiosi: gli scandali che avevano travolto la Chiesa irlandese erano stati devastanti. Il Papa richiamava la grande fede che aveva caratterizzato il cattolicesimo irlandese, dal monachesimo medievale che tanto aveva contribuito all’evangelizzazione dell’Europa alla grande testimonianza di fede durante la persecuzione subita dagli inglesi. Poi, però – spiegava il Papa – negli ultimi decenni il secolarismo ha investito tutta la società irlandese e anche la Chiesa ne è stata colpita, la mentalità del mondo è entrata nella Chiesa, la fede si è affievolita e le conseguenze morali sono sotto gli occhi di tutti. Da qui la necessità di un cammino per ritornale alla fede, per riallacciare il rapporto con Dio.

A distanza di otto anni, si può dire che forse si è posto un freno al fenomeno degli abusi sessuali, che molto è stato fatto per compensare le vittime, ma quanto a far risplendere di nuovo la luce del Vangelo non sembra proprio che sia stata intrapresa la strada indicata da Benedetto XVI. Basti vedere come la Chiesa ha subito i recenti passaggi epocali della società irlandese, con l’approvazione delle unioni gay e dell’aborto.

E non può essere quindi una coincidenza che sia proprio la tappa di Dublino a segnare il cedimento dell’Incontro mondiale delle famiglie alla cultura del mondo. Il programma del Congresso teologico-pastorale svoltosi in questi giorni, e che ha fatto da preludio all’incontro di oggi e domani con papa Francesco, ne è una chiara dimostrazione. L’intervento di padre James Martin, che ha segnato l’ingresso ufficiale dell’agenda Lgbt ai vertici della Chiesa, è stata la punta di quell’iceberg che si chiama mentalità mondana, riduzione di Dio e dell’avvenimento cristiano all’ideologia dominante (vedi articolo di Roberto Marchesini).

Questo aspetto è ancora più grave dei pur gravissimi crimini commessi da preti e vescovi, perché cancella la possibilità di «rinascere alla vita e alla speranza». Senza voler sminuire la testimonianza di chi comunque ha preso sul serio l’invito alla preghiera e alla penitenza, riconfermato dalla recente Lettera al Popolo di Dio di papa Francesco, appare evidente che la tendenza prevalente oggi nella Chiesa sia tutt’altra. Ovvero, cogliere l’occasione dell’emergere di questi scandali – che nella stragrande maggioranza sono frutto di comportamenti omosessuali – per sovvertire la dottrina e il progetto creatore di Dio a favore dell’ideologia omosessualista o gender.

Così sull’onda delle terribili rivelazioni di quanto è accaduto negli Stati Uniti, ecco farsi sempre più forti e chiare le voci di quanti attribuiscono all’omofobia nella Chiesa la causa degli abusi e degli atti omosessuali nei seminari o tra consacrati. Lo abbiamo letto, tanto per dare qualche esempio, in una lunga analisi su The Tablet,da Alberto Melloni su Repubblica, ma è anche ciò che sostiene padre Martin, spalleggiato in modo imbarazzante dal quotidiano dei vescovi italiani “Avvenire”.

In poche parole, si vuol far passare l’idea che a causa dell’omofobia i seminaristi e i preti con tendenze omosessuali siano costretti a nascondere la loro identità sessuale e a reprimerla: e proprio questa repressione indotta spingerebbe alcuni a commettere anche degli abusi. Dal che si deduce che basterebbe fare venire allo scoperto quanti hanno tendenze omosessuali e accettarli per quel che sono e anche gli abusi e i comportamenti immorali d’incanto scomparirebbero.
Si tratta di argomenti palesemente strumentali, così come quelli che imputano la responsabilità degli abusi al celibato sacerdotale.

Eppure l’ideologia omosessualista non è semplicemente un programma per il futuro, è ciò che sta già avvenendo: lo stesso padre Martin a Dublino ha presentato ciò che avviene nella sua parrocchia “modello”, con le omelie diventate occasioni di coming out per persone che partecipano a incontri di cattolici Lgbt, e ha anche detto che un paio di queste persone hanno intrapreso la vita consacrata (con buona pace delle disposizioni riconfermate anche recentemente da papa Francesco).

Ma questo è già vero anche in Italia: il più eclatante è il caso di Staranzano (clicca qui), dove il parroco don Francesco Maria Fragiacomo è stato costretto a dimettersi dopo che il vescovo Carlo Alberto Maria Redaelli, si è rifiutato di intervenire per risolvere il caso dell’educatore capo-scout civilunito con il suo compagno e benedetto dal vice parroco. Analogo il caso a Cagliari di don Massimiliano Pusceddu, a cui da due anni è stata tolta la parrocchia e vietato di celebrare messa in pubblico dall’arcivescovo Arrigo Miglio per aver affermato durante l’omelia l’esclusività della famiglia naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna e denunciato i tentativi di piegare la parola di Dio all’ideologia gender.
A questo si deve poi aggiungere il numero sempre crescente di vescovi che “benedicono” le veglie di preghiera anti-omofobia in giro per l’Italia.

Il fenomeno è comunque globale ed è chiaro che non viene contrastato da Roma (clicca qui). Solo un fattore imprevisto potrebbe oggi porre un argine a questo processo di omosessualizzazione della Chiesa e, più in generale, di conformazione al mondo. (Riccardo Cascioli)