La soppressione delle uniformi maschili e femminili all’interno degli storici college britannici esprime emblematicamente la follia e l’irrazionalità della sempre più aggressiva ideologia gender.

Il “gender diktat” avanza nelle scuole del Regno Unito attraverso l’introduzione della divisa “neutral”. Secondo le direttive recentemente approvate i ragazzi delle scuole britanniche potranno infatti indossare uniformi di “genere neutro”, potendo optrare tra gonna o pantaloni indipendentemente dal proprio sesso biologico.

Come scrive il quotidiano inglese “The Indipendent” sono già

“ottanta le istituzioni statali, tra cui 40 scuole primarie, che hanno rimosso qualsiasi riferimento al sesso maschile o femminile nei loro codici di abbigliamento o hanno riscritto da capo la propria politica in fatto di divisa scolastica”.

La rimozione della distinzione tra maschi e femmine nelle uniformi scolastiche rientra in un ampio piano, finanziato dal governo, volto a introdurre all’interno delle scuole una nuova visione “politically correct” improntata all’indifferentismo sessuale e alla cosiddetta “gender fluidity”.

Il portavoce dell’organizzazione LGBT “Stonewall” ha accolto con ovvio entusiasmo l’iniziativa esprimendo  al quotidiano la propria soddisfazione per la nuova policy scolastica:

“Diamo il benvenuto a tutti gli sforzi per sostenere i giovani riguardo le questioni di identità trans e di genere e garantire che si sentano felici, benvenuti e accettati a scuola, ed è incoraggiante vedere questo cambiamento. (…) Nessuna persona trans dovrebbe essere costretto a presentarsi in un modo che lo fa sentire a disagio. Quando questo accade, può essere profondamente dannoso, soprattutto per i giovani”.

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Tra i primi college ad introdurre le divise “neutre” vi è stato il Brighton College, scuola privata con 170 anni di storia, tra le prime 10 scuole in Inghilterra per risultati accademici, che già dallo scorso gennaio ha rimosso le proprie antichissime regole riguardanti l’abbigliamento scolastico al fine di far sentire a proprio agio alcuni alunni in conflitto con la propria identità sessuale.

Una clamorosa rottura con la secolare tradizione dell’istituto che il direttore della scuola, Richard Cairns, aveva liquidato al quotidiano “The Independent” con queste parole:

“Questo cambiamento segue le richieste di un piccolo numero di famiglie. Ciò concorda con la mia convinzione personale che i giovani dovrebbero essere rispettati per quello che sono. (…) Se alcuni ragazzi e ragazze sono più felici identificandosi con un genere diverso da quello in cui sono nati, il mio compito è quello di fare in modo che noi accogliamo e facilitiamo tutto questo. Il mio unico interesse in quanto preside è il loro benessere e la felicità”.

Tra le prima scuole ad introdurre la divisa di “genere neutro” vi  è la scuola Allens Croft di Birmingham che ha presentato tale novità come “una migliore prassi scolastica” promossa dalla charity LGBTEducate and Celebrate” grazie ad un finanziamento di ben £ 200.000 da parte del Dipartimento per l’Istruzione, finalizzato a promuovere la formazione all’uguaglianza e alla diversità del personale scolastico di tutto il Regno Unito.

PIANO IDEOLOGICO

Un vero e proprio piano di indottrinamento ideologico del corpo docente alla promozione dell’omosessualità e di ogni devianza sessuale tra i giovanissimi studenti che Julia Neal, presidente della Association of Teachers and Lecturers (ATL), commissione per l’insegnamento all’uguaglianza e alla diversità, ha giustificato così:

“Se c’è fluidità di genere hanno bisogno di capire l’importanza delle strutture di genere neutro. E hanno bisogno di capire come gli studenti vogliono essere denominati, come lui o lei. Si tratta di un tema delicato”.

La soppressione delle uniformi maschili e femminili all’interno degli storici college britannici esprime emblematicamente la follia e l’irrazionalità della sempre più aggressiva ideologia gender. Gli istituti scolastici, preposti all’educazione delle giovanissimi generazioni, subiscono passivamente le sconsiderate mode e tendenze del momento, favorendo e legittimando con i loro assurdi provvedimenti il, ogni più prepotente, piano di “normalizzazione” della “fluidità sessuale”.