Normalizzare l’amore omosessuale tra i giovanissimi cagliaritani. E’ questo l’obiettivo dell’incontro dal titolo, Le lesbiche si raccontano. Is lèsbicas contende·sipatrocinato gratuitamente dal Comune di Cagliari, con il sostegno della Commissione Pari Opportunità, che si svolgerà a Cagliari dal 11 al 13 marzo 2016 L’evento, organizzato dall’Associazione Culturale ARC, la neonata Associazione Universitaria Sardegna Queer e il Circolo ARCinema F.I.C.C. è in programma nell’ambito del VII Congresso Nazionale di ArciLesbica che si terrà questo weekend, per la prima volta in Sardegna.

L’iniziativa, che prevede un calendario ricco di appuntamenti, tutti volti a rappresentare la presunta normalità dell’amore tra persone dello stesso sesso, sta suscitando dure polemiche, in particolare per il fatto che la manifestazione avrà in programma due laboratori appositamente dedicati ai bambini dai 4 agli 11 anni ! Questi gli appuntamenti dedicati ai più piccoli, previsti per la domenica mattina del 13 marzo: dalle ore 10 alle 12, laboratorio per bambine e bambini (4/8 anni) a cura di Famiglie Arcobaleno, in collaborazione con le psicologhe di Psynerghia; dalle ore 10 alle 11, laboratorio per bambine e bambini (7/11 anni) a cura di Città del Sole Cagliari.
Salvatore Deidda (Fratelli d’Italia), ha denunciato l’inaccettabile indottrinamento gender nei confronti dei bambini, dichiarando:
“Non ho veramente parole per giudicare dei laboratori che coinvolgono bambini tra i 4 e i 11 anni in cui si devono travestire, magari i maschietti da principesse e le femminucce da principi azzurri. (…) La speranza è che il comune non fosse informato sui contenuti del festival delle lesbiche. (…)”.

Gli organizzatori dell’evento hanno prontamente replicato, sottolineando la bontà e i fini dell’iniziativa:

“Lo scopo dell’Associazione è quello di prevenire fin dall’infanzia omofobia, misoginia e bullismo, che in genere si manifestano durante l’adolescenza per la paura del diverso. In particolare il laboratorio vuole stimolare la riflessione nei bambini sul fatto che non esistono professioni riservate agli uomini o alle donne, ma che tutti i bambini possono aspirare a diventare quello che vogliono”.

Come da copione i promotori del gender diktat giustificano i propri programmi ideologici attraversi vocaboli ambigui e buonisti, strumentali al proprio piano sovversivo. Il comune di Cagliari, dando il proprio patrocinio all’iniziativa, mette il cappello su una manifestazione che viola, irreparabilmente, l’infanzia dei bambini, innocenti vittime del lavaggio del cervello genderista.

 

 

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