Con l’elezione a sindaco della grillina Chiara Appendino, la città di Torino ha abbracciato appassionatamente la “causa LGBT”, impartendo un’accelerazione senza precedenti alle sue istanze. La particolare attenzione rivolta dal sindaco al tema è stata confermata dalla nomina ad Assessore comunale alle Pari Opportunità di Marco Alessandro Giusta, ex presidente dell’Arcigay di Torino, che, come prevedibile, ha fatto dei “diritti” omosex una priorità della sua linea d’azione.

Il 19 novembre l’Appendino ha ribadito con i fatti quanto gli stiano a cuore le rivendicazioni LGBT, prendendo parte assieme alla sua famiglia alla Trans Freedom March, una manifestazione promossa dal Coordinamento Torino Pride e patrocinata dalle più autorevoli istituzioni piemontesi, in occasione del Transgender Day Of Remembrance, la giornata internazionale dedicata al ricordo delle vittime della transfobia.

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La partecipazione alla marcia dei “diritti” trans è solo l’ultima di una serie di iniziative, promosse dalla città di Torino, volte a “normalizzare” ogni tipo di tendenza sessuale.

Dopo l’introduzione dell’Assessorato alle Famiglie, per sottolineare e formalizzare l’esistenza di diverse tipologie di famiglie, tutte rigorosamente sullo stesso piano, recentemente, il sindaco di Torino è stata infatti in missione a Londra per partecipare al World Travel Market, la più importante fiera europea dedicata al turismo, presentando la propria città come meta privilegiata per i viaggi LGBT.

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Raccontando sui Social la propria esperienza londinese la Appendino ha così scritto:

Insieme all’Enit inaugurato il padiglione italiano nel quale, con Regione Piemonte e Sviluppo Piemonte Turismo, abbiamo uno spazio per puntare i riflettori sulle nostre eccellenze: l’enogastronomia, la cultura, gli eventi e la natura. Nel pomeriggio infine, un momento dedicato alle prospettive per lo sviluppo del turismo Lgbt, settore sul quale Città e Regione hanno deciso di puntare”.

L’esponente del M5 Chiara Appendino mette dunque a disposizione tutti i propri ampi poteri istituzionali per far avanzare il piano di omosessualizzazione all’interno del proprio territorio di competenza. Una posizione falsamente spacciata come “tollerante” e “rispettosa” del diverso che, nei fatti, impone prepotentemente la propria visione ideologica relativista, mettendo sullo stesso piano bene e male, giusto e sbagliato, verità ed errore.