I genitori di Daniel, vittime di medici senza scrupoli e, certamente, ignari dei tantissimi precedenti analoghi, conclusisi con esiti tragici, condannano il proprio figlio ad un doloroso calvario, ingaggiando un’illusoria lotta contro la natura umana

La normalizzazione di ogni devianza sessuale passa per la socializzazione di qualsiasi tipo disturbo e comportamento deviante al fine di delegittimare indirettamente la normalità eterosessuale. E’ cosi che negli ultimi tempi i quotidiani nazionali ed internazionali sono sempre più invasi da articoli che presentano straordinarie, nel senso di rarissime, storie di disordine dell’identità sessuale come casi pietosi e drammatici del vivere quotidiano.

PAY-Danni-McFadyen-Gender-Dysphoria (2)A questo proposito, in questi giorni, nel Regno Unito, è su tutti i giornali l’infelice storia di Daniel, un bambino transgender di soli tre anni, incolpevole vittima della decisione dei propri genitori di crescerlo come una bambina.

Sul sito web “mirror.co.uk” la madre del piccolo, Kerry McFadyen, racconta la sua vicenda, spiegando che la decisione di fare crescere il proprio figlio come una bambina fu presa in seguito a quello che lei chiama “l’incidente in bagno”:

Stava giocando in acqua. Mi ero girata e quando mi voltai vidi che Daniel aveva in mano un paio di forbici. Li teneva sopra il suo pisellino. Ero così scioccata. Ho cercato di restare calma e gli ho chiesto cosa stesse facendo. Mi ha detto che stava per tagliare il suo pisellino così lui sarebbe potuto divenire una ragazza. Gli dissi che non poteva perché si sarebbe fatto male, con tanto sangue. Con calma gli ho tolto le forbici e gli ho dato un grosso abbraccio”.

Prima di questo “episodio chiave”, il piccolo Daniel aveva sempre mostrato più interesse per le bambole che per i palloni da calcio, ma la madre non vi aveva mai dato troppo peso, pensando che fossero semplici capricci infantili nel normale processo di sviluppo della sua personalità. La storia delle forbici cambiò però tutto e così i genitori, che hanno altri 4 figli senza alcun disordine dell’identità sessuale, decisero di rivolgersi al loro medico di famiglia. Quest’ultimo, senza pensarci troppo, gli indirizzò presso la clinica specializzata di Leeds, la “Tavistock and Portman NHS Foundation Trust”, dove Daniel, che all’epoca aveva solo 3 anni, fu visitato e diagnosticato come persona affetta dal disturbo dell’identità di genere, detto anche disforia di genere.Danni-McFadyen-Gender-Dysphoria

La madre Kerry continua il suo racconto, sottolineando come la diagnosi medica sia stata per lei una liberazione e come lei e suo marito Craig si fossero affidati totalmente ai consigli degli specialisti anche riguardo i trattamenti medici da seguire in futuro: 

E’ stato un sollievo ottenere una diagnosi. Ci hanno detto che sarebbe stato un bene per Daniel essere cresciuto come una ragazza e che avrebbe potuto cambiare idea in qualsiasi momento. I medici gli avrebbero dato i farmaci per rinviare la pubertà e gli avrebbero fatto il necessario trattamento ormonale. Poi, a 18 anni, avrebbe potuto fare l’intervento chirurgico di rassegnazione di genere presso il NHS”.

Per il futuro i medici hanno dunque previsto che non appena Daniel raggiungerà la pubertà, la clinica di genere che lo ha in cura gli prescriverà dei bloccanti ormonali che gli verranno somministrati fino all’età di 16 anni. Poi sarà direttamente Daniel a decidere se vorrà iniziare a prendere gli estrogeni e vivere per due anni come una donna o sottoporsi subito ad un intervento chirurgico di cambiamento di sesso.

Il piccolo Daniel, per il suo inconsapevole “gesto delle forbici”, compiuto nella totale incoscienza dei 3 anni di età, si trova così a pagare un prezzo salatissimo, difendendo un cavia da laboratorio per gli esperimenti di medici senza scrupoli. I suoi genitori, vittime a loro volta degli stessi medici e, certamente, ignari dei tantissimi precedenti analoghi, conclusisi con esiti tragici, condannano il proprio figlio ad un doloroso calvario, ingaggiando un’illusoria lotta contro la natura umana.

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