imagesIl Corriere.it continua la sua instancabile campagna di normalizzazione di ogni tipo di inclinazione sessuale, raccontando la storia di Stefano -Stefania, l’uomo che si veste da donna e che così esprime il suo disagio interiore: «Stefania si è rivelata con i vestiti . Ma lei è sempre stata dentro di me». Secondo il gergo omosessualista, che declina minuziosamente ogni nuova devianza sessuale, si tratta precisamente di un crossdresser.

«Alla sigla Lgbt (Lesbian, gay, bisex, trans) si dovrebbe aggiungere la «C» di crossdresser, categoria di uomini che si sentono bene vestendosi da donna, senza per questo mettere in discussione il proprio orientamento sessuale. Esistiamo anche noi. (…) In tanti, mi dicevano ‘Ma perché non ti travesti di notte come fanno altri signori rispettabili?’. Questa cosa mi fa orrore»

Stefano Ferri che è sposato e padre di una bambina di 7 anni, da 13 anni indossa solo abiti femminili: «Non ho nulla di maschile nel mio guardaroba». Tutte le mattine, come se nulla fosse, esce di casa in gonna o abiti, blazer e sandali stiletto.

«Blazer e sandali con tacco alto, anche d’inverno. Sandali basso solo per il tempo libero. Stefania è una donna invisibile, ha bisogno del corpo di Stefano per esistere. Di solito, la parte maschile e quella femminile si fondono in un ragazzo, in me non è mai accaduto».

Stefano dice di amare le donne e di fare con loro l’amore come un uomo ma allo stesso tempo in lui convivono due anime contrapposte:

«In me esiste Stefano che ha passioni maschili, calcio, libri gialli, film d’azione, eterosessuale. E c’è Stefania, votata a un solo uomo, che sono io».

«Anche mia moglie è stata vittima di Stefania. Ma mi è sempre stata vicina. Sono consapevole del disagio che le ha provocato la mia nuova identità. Di più, con me ha fatto una figlia. Emma è una bambina speciale, è una leader nata lei, l’esatto contrario di quello che sono stato io. Da bambino reprimevo Stefania perché mi sentivo meno di zero. Ognuno di noi è leader quando esprime se stesso».


Vedere le foto o il video di Stefano Ferri vestito da donna che passeggia tranquillamente per le strade di Milano suscitano in qualsiasi persona dotata di un minimo di “buon senso” un naturale e istintivo sentimento di stupore misto a pena per questa persona evidentemente contorta e grottesca. Normalizzare qualsiasi devianza in nome di una falsa libertà dell’individuo è la regola numero uno del totalizzante diktat etico contemporaneo. Per raggiungere tale fine occorre però innanzitutto sradicare e capovolgere il senso comune innato in ogni uomo. In questa prospettiva, come il noto scrittore cattolico Marcel de Corte scriveva già nel 1967, la crisi odierna è in primo luogo una crisi di buon senso:

In questo nostro strano mondo, dire che il bianco è bianco, e che il nero è nero, è un atto che suscita la disapprovazione, se non l’ira, dei nostri contemporanei, e che pone l’autore al bando della società; (…) Chi vien fuori con una affermazione così categorica, è considerato un povero di spirito, se non un antidiluviano, un disadattato alla sua epoca. Impossibile ottenere attenzione dagli uomini del nostro tempo, se non si volta la schiena al vero, al bello, al buono.

Il Corriere.it con la sua incessante campagna a favore del gender e della normalizzazione di qualsiasi tendenza sessuale ha scelto di voltare le spalle al vero, al bello, al buono.

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