È andata in onda due giorni fa in Italia la prima puntata della 2º stagione “Transparent“, la serie tv statunitense che racconta le vicende dei Pfefferman, una famiglia ebraica di Los Angeles.

Transparent è in assoluto la prima serie che rivoluziona di gran lunga il mondo della televisione, non più inserendo ( come spesso accade ) il personaggio omosessuale o il caso strappalacrime della lesbica emarginata, ma dedicando addirittura tutto l’intero tema all’ideologia del gender, già di per se più estesa che mai.
La famiglia Pfefferman è infatti alle prese con il coming-out del padre che rivela di essersi sempre sentito donna, e ora sembra deciso ad iniziare una nuova vita all’insegna della sua antesignana percezione sessuale.
Professore universitario in pensione, rimette in discussione tutta la sua vita passata ed inizia a farsi chiamare Maura.

A questa assurda scelta ne consegue la catastrofe dei figli che, sulla stessa scia del padre, decidono di confutare la propria esperienza di vita, prima fra tutte la figlia Sarah, la quale scarica il marito per iniziare una relazione con l’ ex compagna di college. Seguono gli altri due figli, insoddisfatti ed attanagliati da una notevole confusione sessuale.

Questa seconda stagione riparte da ciò che si era lasciato nella prima, ovvero la difficoltà del padre transgender a doversi accettare nell’auto-convincimento di sentirsi donna, le difficoltà nella scelta del proprio sesso da parte di Ali, la figlia che rimette in discussione la propria identità sessuale dopo essersi resa conto di provare qualcosa per la migliore amica.

Come volevasi immaginare la serie trans-americana ( in tutti i sensi ) ideata da Jill Soloway sotto il target della Amazon Studios, ha ricevuto dal mondo critico-televisivo un gran numero di complimenti, addirittura vincendo per due anni di seguito ( 2015-2016 ) il più prestigioso premio hollywoodiano insieme al premio televisivo Emmy: il Golden Globe, secondo solo al famigerato premio degli Oscar, ma che comunque riconosce i migliori film e programmi televisivi della stagione, venendo altresì assegnato da una giuria di circa novanta giornalisti della stampa internazionale iscritti all’HFPA ( Hollywood Foreign Press Association ).

Insieme al Golden Globe questa volgare serie vanta anche riconoscimenti quali appunto il Premio Emmy, l‘AFI Awards come programma televisivo dell’anno 2015, il GLAAD Media Awards di cui si parlò qui non molto tempo fa, e i riconoscimenti a Jill Soloway per la miglior regia ad una serie commedia, accumulando punteggi altissimi su Metacritic, il sito statunitense che si occupa di aggregare recensioni in merito ad album musicali, saghe e serie televisive.

La propaganda mediatica sta ovviamente in prima linea quando a qualche fautore della dissoluzione viene in mente di peggiorare ancor più di quanto non è già non solo la concezione dell’essere umano, più che mai assimilata alla bestia, ma anche il livello di cultura razionale a cui ogni cittadino dovrebbe avere diritto di accedere: se non fosse che la televisione di per sé ha un’infinità di scopi, salvo quello di distribuire cultura.

Lo stesso vale per i giornali, facili mezzi soggiacenti al volere di chi li gestisce per farne veri e propri carri armati della più feroce perversione, tramite una propaganda mediatica che fa invidia a quella ideata dai nazisti per conquistare il mondo eliminando ostacoli culturali e razziali, come nel caso del “The Hollywood Report” ( rivista di intrattenimento che cura particolarmente le vicende dei settari attori holliwoodiani di Scientology ) il quale si è così espresso circa la seconda stagione della serie televisiva qui trattata:

“La capacità di questa straordinaria collezione di attori di prendere le trame e dialoghi di Soloway e basare tutto su un realismo che sembra così verosimile, straziante, divertente e toccante, è solo un elemento della magica ricetta di Transparent. Nella seconda stagione, Transparent è in assoluto ancora al comando di quel mix essenziale”.

Non mancano poi i commenti degli organi italiani occupati nel mondo dello spettacolo, uno dei quali dice che “Transparent ha la capacità di commuovere e toccare lo spettatore nel profondo, per poi farlo ridere alla scena successiva. Un’imperdibile seconda stagione che riesce a raccontare con comicità, e allo stesso tempo con empatia, le storie di vita dei personaggi protagonisti, senza tracce di banale superficialità.

Davanti a questo squallido panorama verrebbe da mozzare ogni commento sul nascere, se non fosse che questo principio fondamento con cui si continua sempre più a sovvertire l’intelletto delle persone viene ogni giorno che passa maggiormente espresso nei confronti di bambini e ragazzi, primi fra tutti ad interessarsi alle serie televisive. Le espressioni usate per descrivere “la capacità di commuovere e toccare lo spettatore nel profondo” sono proprio quelle con cui le lobby LGBT e le marionette della dissoluzione nutrono la collettività.

Per chi ha sentito parlare della “Finestra di Overton“, conosciuta in Italia grazie al lavoro svolto da un saggista e scrittore vicentino, si potrà ben accorgere di quanto in questo caso come in tanti altri si tratti della 4º fase del metodo applicato per aprire spiragli un tempo considerati impensabili. È la cosiddetta fase “Popular” per cui l’idea su cui si è voluto far leva è sostenuta da tutto un sottoculturame di artisti, idoli della nuova era e personaggi dello spettacolo che si mobilitano per portare il contenuto dell’idea all’interno del mondo del cinema, delle serie televisive, e via discorrendo.

 

overton
Se nella precedente fase si accettava di avere il personaggio gay in ogni serie od in ogni contesto, ora il personaggio gay – o transgender che si voglia – non è più in sovrappiù, non ricopre più un ruolo che seppur risulti esistente è concepito secondario.

No, in questa fase di cui Trasparent è il massimo esempio, il personaggio transgender è il centro del mondo, è lui che detta le regole di vita e prefigura una nuova e transumana idea di “civiltà”.
I problemi della quotidianità sono quelli che hanno come risoluzione il capire quale sia il proprio orientamento sessuale, rendendolo, a prescindere dalla scelta, l’interrogativo generale che ogni uomo o donna che sia dovrebbe porre alla propria coscienza.

Il panorama, dicevamo, è più che mai rivoltante, occorre quindi racimolare forze per attuare una contro risposta che oltre ad essere critica sia costruttiva, seppur nel suo piccolo.
En passant, tanto per cominciare, è doveroso ricordare che la suddetta serie televisiva viene trasmessa su Sky Atlantic HD: un’opera di boicottaggio per chiunque fosse abbonato a questa piattaforma televisiva, non sarebbe appunto un cattivo inizio.
E poi perché no, per evitare ogni contatto con questa pubblica “latrineria”, chiudere ogni tipo di rapporto con quel demoniaco strumento che porta l’appellativo di “televisione”.

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