In tema di sessualità la nuova parola d’ordine è “fluidità”. Assumere un atteggiamento “sessualmente fluido” significa essere al passo con i tempi e non farsi rinchiudere dentro ruoli sessuali stereotipati, vale a dire costruiti in maniera artificiosa contro gli istinti e le pulsioni naturali dell’individuo. Una visione evidentemente schizofrenica e perversa che dopo aver rimosso le categorie di maschile e femminile, respinge oggi la stessa dicotomia eterosessuale / omosessuale, vista come una soffocante e superata gabbia socio-culturale.

Miley Cyrus

Miley Cyrus

Tale fluidità sessuale è stata, recentemente, sbandierata da numerosi personaggi noti e meno noti che, candidamente, hanno dichiarato la propria instabilità in fatto di attrazioni sessuali, auto-definendosi con criptici neologismi che fluttuano tra il maschile e il femminile: genderqueer, agender, genderfluid, neutrois, bigender, ecc.

Una delle prime ad annunciare la propria fluidità è stata la popstar Miley Cyrus, che ha affermato:

«Non mi identifico né in un ragazzo né in una ragazza e non devo avere un/una partner che lo faccia. (…) Non odio essere una ragazza, ma la casella in cui vengo messa in quanto tale».

Sulla stessa linea St. Vincent, nome d’arte di Annie Erin Clark, una musicista indie-rock, partner della ex-modella Cara Delevingne, la quale ha dichiarato:

«Credo nella fluidità di genere e in quella sessuale. Non mi identifico in nulla».

Anche Shamir, un cantante americano androgino rifiuta qualsiasi categorizzazione sessuale:

Non mi piace identificarmi come maschio o femmina”;

Grimes

così come la musicista canadese Claire Boucher, conosciuta con il nome d’arte di “Grimes”, che ha rivendicato la propria neutralità in termini di sesso con le seguenti parole:

Vivo in uno spazio neutro, quindi sono imparziale rispetto ai pronomi da usare per me. Non ne ho uno preferito ma desidero non essere categorizzata come donna. Ciò che sento e leggo su Grimes è super “di genere” e mi mette a disagio”.

La sessualità fluida non è altro che il coerente e logico approdo dell’indifferentismo sessuale promosso dall’ideologia del gender e dall’omosessualismo militante. L’incessante bombardamento culturale in tal senso, supportato e amplificato da ogni mezzo di comunicazione e dalle icone più popolari dei giovanissimi, ha alimentato una drammatica e crescente diffusione del fenomeno tra le nuove generazioni.

Adolescenza e violenza. Il bullismo omofobicoIl tema è ormai divenuto così attuale da essere trattato perfino sulla popolare rivista femminile “Donna Moderna” con un’intervista a Giuseppe Burgio, docente a contratto di Pedagogia generale a Palermo, autore di una ricerca sul tema e del libro Adolescenza e violenza. Il bullismo omofobico (Mimesis). 

Ovviamente anche “Donna Moderna”, assieme al prof. Burgio, si accoda al coro ideologico tanto che il docente, come se nulla fosse, inquadra il fenomeno, liquidandolo come una normale trasformazione culturale figlia dei tempi:

«(…) rispetto a un tempo, non c’è più un solo modo di essere uomo o donna, come non esiste ormai un unico tipo di famiglia o di coppia. E neppure un solo modo di essere omosessuale. Un tempo era tutto più chiaro, quasi schematico: il gay è effemminato, la lesbica è mascolina e così via. Adesso, invece, i confini non sono più così netti. E, per esempio, a 16-17 anni una ragazza può ritrovarsi a baciare la sua migliore amica senza per questo essere lesbica. O, dopo una storia etero, avere fantasie su una persona dello stesso sesso. In quel momento sarà confusa, si farà delle domande. Ma non si sentirà “anormale”, come sarebbe probabilmente accaduto a noi».

Burgio, perfettamente in linea, con il dikat etico dominante, invita quindi i genitori e gli educatori a fare un passo indietro per far si che i giovani possano ripudiare serenamente le oppressive norme socioculturali ed esprimere liberamente la loro presunta vera natura:

«Tutti gli adulti in generale (insegnanti e genitori) dovrebbero sostenere e accompagnare la ricerca dei ragazzi senza cercare di dirigerla. Imporre un modello è pericoloso perché a quell’età è facile che i ragazzi, pur di avere delle certezze, finiscano per aggrapparsi alla norma e, anziché cercare di capire se stessi, mettersi una maschera di normalità. Come se fare ordine fuori potesse mettere ordine dentro di sé. Ma non funziona così».

La “genderfluidità” dilagante tra i giovanissimi rappresenta dunque il tragico ma logico punto d’arrivo di un premeditato processo rivoluzionario che, dopo aver negato la naturale distinzione maschile/femminile, punta oggi a distruggere e dissolvere le stesse categorie di maschio e femmina, per creare un utopistico nuovo essere umano, privo di genere sessuale, che si vorrebbe libero ma nella realtà è in catene, in quanto totalmente disancorato dal progetto e dai fini naturali per i quali è stato creato. Per questo, tale disumano processo è inevitabilmente destinato alla auto-distruzione dell’uomo stesso.

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