Secondo una ricerca intitolata “Be Proud! Speak Out!” le scuole italiane non sarebbero ancora del tutto allineate al pensiero unico in fatto di gender & omosessualità. Lo studio “sulle esperienze dei e delle adolescenti LGBTQI nelle scuole italiane relative all’anno scolastico 2016-2017“, condotto dal Centro Risorse LGBTI in collaborazione con Il Progetto Alice e supportata da GLSEN e dal Teachers College – Columbia University (NY) e ILGA-Europe su un campione di circa un migliaio di ragazzi, ha infatti sentenziato come la scuola italica non sia ancora “un ambiente sufficientemente accogliente per gli adolescenti Lgbt, oltre la metà di loro ha udito commenti omofobi in ambiente scolastico, e il 21% li ha sentiti proferire addirittura dal personale scolastico o dai docenti. Inoltre l’8,5% rivela di essere stato aggredito
I dati raccolti, che sono stati presentati oggi Firenze, nella sede della Regione Toscana, nel corso del convegno ‘Politiche di Equità. La Rete ready in Toscana, azioni e buone prassi’, hanno evidenziato – secondo quanto affermato da Valeria Roberti del Centro risorse Lgbt di Torino –
la presenza di commenti omofobi uditi frequentemente da oltre la metà dei ragazzi intervistati, dei quali un quinto (21,0%) ha riportato di aver sentito frasi offensive pronunciate anche da parte di insegnanti o personale scolastico ‘qualche volta’, ‘spesso’ o ‘frequentemente’  inoltre più della metà degli studenti intervistati (62,5%) ha subito molestie verbali per l’orientamento sessuale e due terzi degli studenti (66,7%) dichiara molestie verbali a scuola per l’espressione di genere”.
La ricerca “Be Proud! Speak Out!”  attesta ancora una volta l’attenzione e la l’asfissiante pressione ideologica messa in atto dalle organizzazioni LGBT+ nei confronti dei nostri istituti scolastici. Gli adolescenti e quindi la scuola, per il suo evidente e fondamentale ruolo educativo, rappresentano infatti il target prediletto dei promotori della presunta “normalità” e “bellezza” dell’indifferentismo sessuale.
Il continuo martellamento mediatico ed istigamento ideologico nei confronti dei giovani e giovanissimi a dare libero sfogo alle proprie pulsioni sessuali, al di là di ogni principio di natura e di buon senso, sembra dare, ahinoi, i suoi (amari) frutti. All’indomani del Gay Pride romano del 9 giugno, un articolo apparso su lastampa.it dal titolo “Il pride degli adolescenti” ha infatti sottolineato compiaciuto i passi in avanti compiuti in fatto di “sdoganamento” dell’omosessualità anche tra i più giovani:

Brufoli, sorrisi irrigiditi dagli apparecchi per i denti, gli zaini sulle spalle: mai prima d’ora la piazza del Gay Pride di Roma era stata così piena di adolescenti. C’erano i soliti carri, i corpi esibiti, i costumi appariscenti, ma rappresentano quasi una minoranza in una manifestazione sempre più popolata dalla stessa folla multiforme di ogni altra protesta di ampio respiro.  

All’interno della folla tantissimi minorenni, molti di più che in passato. Per molti di loro era il primo Pride, per altri il secondo o il terzo. Sono arrivati a gruppi di tre, di quattro, come quando vanno a scuola o a via del Corso il sabato pomeriggio. Nessuna organizzazione, nessun partito alle spalle, nessuna tessera in tasca, hanno deciso di indossare i colori dell’arcobaleno perché temono per la loro libertà. «Sono qui per difendere il mio diritto di essere chi voglio. Nessuno può dirmi come e chi amare», afferma Elisa, 15 anni, secondo anno in un liceo scientifico a Guidonia.  

Nessuno può dirmi come e chi amare” sentenzia sicura la giovanissima Elisa. Una frase che riassume perfettamente l’odierno mantra in fatto di sessualità che propina ai nostri giovani il nuovo schizofrenico modello della fluidità sessuale per il quale puoi (e devi) amare come e chi vuoi, al di là di ogni “inaccettabile” limite morale e naturale.