Vittoria, 42enne principessa ereditaria di Svezia, nonché duchessa di Västergötland, figlia maggiore di Carlo XVI Gustavo di Svezia e della regina consorte Silvia, è stata la relatrice principale dello Stoccolma Pride 2020, tenutosi online sabato 1° agosto, a causa delle restrizioni sanitarie.

Il Presidente dello Stoccolma Pride ha così commentato l’evento:

“È meraviglioso che la Principessa voglia aprire la nostra Digital Pride Parade con un discorso, facendo una dichiarazione in difesa dei diritti delle persone LGBTQ in un momento in cui crediamo di averne più bisogno che mai. Siamo molto entusiasti di ricevere questo supporto, il che significa molto per noi svedesi, ma invia anche segnali importanti alla comunità LGBTQ a livello internazionale”.

Riportiamo integralmente il discorso della Principessa Vittoria:

“A voi che festeggiate il Pride. In questo giorno, Stoccolma sarebbe di solito adornata con bandiere arcobaleno. Normalmente ci sarebbe un’atmosfera di festa, gioia e soprattutto orgoglio mentre la sfilata del Pride si fa strada attraverso la città. Quest’anno le cose sono diverse. Tuttavia, anche se non possiamo essere travolti dalla gioia della sfilata dello Stoccolma Pride, quest’anno possiamo almeno sperimentarla insieme proprio qui, on line. Forse ci sarà persino maggiore partecipazione. Lo spero veramente. Il Pride non è solo un evento estivo. È una celebrazione, ma è anche una manifestazione dei diritti umani. È serio e gioioso. È un promemoria dei progressi compiuti, ma anche di tutto ciò che resta ancora da fare. Questa è una responsabilità che condividiamo tutti. Tanto io quanto voi. Non dobbiamo tacere. Dobbiamo parlare a nome di coloro che non hanno il coraggio di parlare, per quelli a cui non è permesso e per quelli che non possono. Qui in Svezia e nei paesi nordici, abbiamo fatto molta strada per quanto riguarda i diritti LGBTQI. Ma ciò che diamo come assodato è impensabile in altre parti del mondo. In molti paesi, le relazioni omosessuali sono illegali. I giovani sono costretti a nascondere e negare il loro amore e la loro identità. Le persone LGBTQI sono perseguitate, molestate e persino imprigionate. Per me questo è assolutamente inconcepibile. Ma so che in questi paesi, quelli di voi che sono qui oggi sono importante fonte di ispirazione e di enorme supporto. Credo anche che questo Pride sia particolarmente decisivo in questo preciso momento storico, con la pandemia da coronavirus che ha lasciato così tanto in sospeso, facendo regredire in alcuni casi i progressi precedentemente conquistati. Allo stesso tempo, non dobbiamo dimenticare che anche qui in Svezia ci sono molte persone, giovani e meno giovani, che hanno paura di vivere apertamente la loro omosessualità. Ci sono famiglie e contesti in cui le opinioni delle persone LGBTQI sono ancora caratterizzate da pregiudizi e ignoranza. Se sei uno di quelli che non possono o non osano avere il coraggio di vivere la propria omosessualità, voglio solo che tu sappia una cosa: “Hai il diritto di essere esattamente quello che sei e ci sono molti di noi che ti sono vicini. Sono dietro di te”. E ora vorrei augurare a te e a tutti coloro che quest’anno lo celebreranno in modi diversi un meraviglioso, felice Pride!

Soltanto una considerazione: la Principessa esorta a parlare per chi non può farlo da solo.

E tutti quei bambini “commissionati” da coppie LGBT con l’utero in affitto, che non conosceranno mai il proprio padre o la propria madre, o quelli costretti a crescere con due uomini e due donne? Come ha affermato il Prof. Paul Sullins, docente di sociologia a Washington ed uno dei massimi esperti sul tema, i “bambini arcobaleno”hanno più probabilità di sviluppare ansia, depressione e problemi emotivi.

Vogliamo allora parlare anche per loro?