La pop- star per eccellenza Miley Cyrus torna all’assalto per la difesa dei diritti LGBT, che come sappiamo stanno a lei molto a cuore.Non è la prima volta che la cantante si schiera nella battaglia anti-“omofobia”, a volte rilasciando interviste, altre volte con video che hanno sempre avuto un non so che di provocatorio.

Il metodo di propaganda più utilizzato da tutte le star rimane comunque il social-network, in particolare la piattaforma Twitter, dove la celebrità permette loro di avere miriadi di follower, pronti ad incensare come oro colato ogni stupidaggine che esce dalla tastiera digitale dei propri idoli.

Questa volta però quella che un tempo fu Anna Montana, mito dei ragazzetti di tutto il mondo, e che ora si definisce la “gender-fluid” per antonomasia, si serve di Instagram per schierarsi contro l’ormai famosa questione dei bagni. Lo fa raccontando la storia di “R.”, una studentessa transgender che è stata sospesa dal liceo per aver utilizzato il bagno dei maschi, nonostante la ragazza dica di sentirsi maschio fin dalla tenera età di quattro anni.

Il gesto solidale e propagandistico viene concretizzato postando una foto che ritrae un bagno “gender-neutral”, riportando a lato le parole della studentessa sospesa da scuola:

“Le persone dovrebbero poter usare il bagno in pace senza essere puniti per aver usato quello giusto o sbagliato.”

mileycirys

Il post strappalacrime della Cyrus va a dar manforte a tutto il boicottaggio intellettuale e materiale preceduto dai colleghi “artisti” nello Stato del North Carolina.

Nel giro di poche ore la foto postata ha raccolto 179.000 “mi piace” ed un numero di commenti inimmaginabile da parte di accaniti sostenitori, che vedono nella cantante il modello di tolleranza e soprattutto di auto-determinazione nell’orientamento sessuale.

Come dicevamo poco fa Miley Cyrus si è sempre mostrata sensibile e tenace verso questo tipo di battaglie, più volte dichiarando di essere stata fortunata a crescere in una famiglia che non le ha mai negato di esprimere se stessa.

Non molto tempo addietro postò una foto che suscitò grande scalpore: un autoscatto che la ritraeva in lacrime, e per il quale il circolo dei suoi fans si preoccupò molto; dopo poco arrivò la precisazione della stessa che specificava come quelle lacrime fossero dovute alla visione del documentario realizzato da Ellen Page, “Gaycation” dove vengono “ricostruite” ( forse è proprio il termine esatto ) le condizioni di vita delle persone omosessuali, nelle diverse parti del mondo.

Mai prima di oggi si era visto un impegno così prolungato – e potremmo dire anche proficuo – nei confronti di una minoranza. Lo schieramento da parte di celebrità di un certo calibro, perlomeno a livello di fama mondiale, non può che far intendere un fine molto più subdolo, ma soprattutto alimentato, finanziato e voluto da tutte le superpotenze a cui fanno capo anche le lobby LGBT, che come unico scopo hanno la sovversione culturale, sociale e persino naturale del genere umano.

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