Anche le femministe si oppongono alla pratica dell’utero in affitto, pratica che offende la dignità della donna riducendola in schiavitù e sfruttando il suo corpo.

Si parla anche di “maternità surrogata altruistica”: in questo caso la donna che porta in grembo il bambino, non riceve un compenso ma un piccolo “rimborso spese”.

In Gran Bretagna il rimborso spese può essere anche di 15.000 sterline cioè quasi uno stipendio annuale di molte donne.

La femminista Julie Bindel racconta di aver parlato con una donna inglese costretta dal marito violento a stipulare un accordo di maternità surrogata per saldare i suoi debiti.

Un’altra donna dice che era considerata dalla coppia che aveva commissionato il bambino come una loro proprietà: addirittura le dicevano cosa doveva mangiare e bere.

Non bisogna dimenticare però l’altro protagonista dell’utero in affitto: il bambino, strappato dal ventre materno e comprato come un oggetto qualunque.