La faccia laicista della Spagna democratica si fa sempre più inquietante. L’ultimo episodio di una carrellata di attacchi alla libertà in tutte le sue forme (di espressione, di educazione, di religione) ha come teatro la piazza di fronte al palazzo del governo, dove nei giorni scorsi fatto tappa l’autobus di HazteOir contro l’ideologia di genere. Ad accoglierlo si è presentato un drappello di agguerriti militanti Lgbt armati di sassi e punteruoli. Il mezzo è stato oggetto di una violenta sassaiola e di attacchi alle ruote che sono state bucate.

Cori, insulti, una vera e propria scena da gerriglia urbana che ha lasciato interdetto persino il leader nazionalista navarro. Quello di Pamplona è stato l’apice di quella che in Spagna è ormai chiamata la settimana del furore rosso: in appena sette giorni oltre all’offensiva dei militanti Lgbt è stato infatti particolamente attivo Podemos, il partito di Pablo Miguel Iglesias, il cui cognome è un ossimoro vivente. L’anticlericalismo di Podemos infatti negli ultimi tempi si è manifestato in maniera tanto veemente quanto a tratti ridicola.

In una serie impressionante di sparate Iglesias ha chiesto la soppressione della messa in tv alla domenica sul secondo canale della televisione pubblica; una richiesta che ha suscitato una sensibile reazione popolare di protesta che ha fatto schizzare lo share dal 6% di media al 23%; poco dopo sempre Iglesias ha chiesto che vengano eliminati i cappellani militari dell’esercito e, sempre Podemos, pochi giorni fa ha chiesto ufficialmente che la cattedrale di Saragoza venga espropriata dallo Stato. Sparate, certo, ma che se unite alla sassaiola di Pamplona evidnenziano perfettamente come in Spagna lo Zapaterismo, coccolato dalle elite, abbia generato un’ondata di anticlericalismo che ricorda i tempi della guerra civile. Ma che cosa sta accadendo in Spagna e perché la sitazione che il Paese iberico sta vivendo può avere ricadute anche da noi in Italia? La Nuova BQ lo ha chiesto a Gabriel Ariza, direttore del portale Infovaticana che in questa intervista ha delinato i contorni di una escalation inquietante.

Dopo tanti attacchi, adesso una sassaiola inquietante. Che cosa sta succedendo in Spagna? C’è un serio rischio per la libertà?

In Spagna sono state approvate diverse leggi che confermano quello che il giurista José Javier Castiella ha chiamato l’irreversibilità dell’ideologia di genere. Dopo aver ottenuto la protezione e l’autonomia per le sue condotte e tendenze sessuali, la lobby Lgbt necessita di reclutare nuovi membri: infatti non hanno figli, così hanno bisogno di corrompere i nostri!

Per questo hanno messo in moto un meccanismo con il quale, una volta entrato nella sua rete, l’adolescente è letteralmente intrappolato e si vede incapace di uscire, mettendo così a rischio chiunque intenda aiutarlo con multe milionarie. La cosa più sorprendente è il consenso unanime di tutta la classe politica spagnola. Come ha denunciato il vescovo di San Sebastian, Josè Ignacio Munilla, non esiste nell’arco parlamentare un solo deputato che non condivida i dogmi dell’ideologia di genere.

L’autobus di HazteOir dice una verità che però è illegale dire dopo le leggi che il Partido Popular ha approvato in tutta la Spagna. Inoltre è illegale leggere la Genesi: “Maschio e femmina li creò”. Penso che il totalitarismo di genere abbia ecceduto nella sua risposta all’autobus, questo ha provocato il risveglio dal suo letargo di molta gente che non era cosciente della grave minaccia che propaganda la lobby Lgbt.

Sembra determinante anche la “regia” di Iglesias. Quanto è pericolsa la sua politica?

Non la definirei pericolosa, anzi: è una grande opportunità! Ciò che accade con Pablo Iglesias è che deve radicalizzare i toni per differenziarsi dal Psoe e per questo fa proposte che non arrivano da nessuna parte. Chiudere la messa in tv, quando ottiene più audience di qualunque altro programma della rete pubblica. Cancellare i cappellani dell’esercito? Come si nota che Iglesias non ha mai viaggiato su una nave dell’esercito spagnolo e non ha mai visto come i marinai siano affezionati ai padri, i quali non solo si prendono cura, ma sono un pilastro fondamentale della vita in barca. E così per tante altre cose…

Il discorso di Iglesias è il tipico discorso di odio, creato con l’unico obiettivo di alimentarlo nella massa, ma senza alcuna efficacia reale e, naturalmente, senza rispondere ad una domanda sociale. Il problema mi diceva un vescovo alcuni mesi orsono è se permettiamo che, mentre ci attacca come fossimo una setta, Iglesias ci ruba la bandiera dei poveri, questo sarebbe una tragedia. Ma la bandiera dei poveri ce la possono rubare se la lasciamo incustodita.

Vista dall’esterno la situazione della Spagna sembra quella del periodo della guerra civile dove la persecuzione arrivò fino alla soppressione armata. Ci sono analogie?

A parte le differenze storiche è certo che ci sono elementi che fanno pensare a una persecuzione. Ci sono due cose che mi fanno convincere di questo odio in Cristo che sta aumentando: la prima è l’incremento vertiginoso delle profanazioni eucaristiche. E’ un fatto di cui si parla poco, però quasi ogni giorno c’è una chiesa saccheggiata in qualche luogo del nostro Paese. Questa è una catastrofe spirituale ed è la punta dell’iceberg di un incremento pericolosissimo di pratiche sataniche. In secondo luogo la gratuità con la quale in spettacoli e manifestazioni pubbliche si ricorre alle forme più terribili di blasfemia. Sto pensando ad esempio al Carnevale delle Canarie o alla processione blasfema contro la Vergine che ha preso luogo senza alcuna giustificazione pochi giorni fa a Madrid. Questi sono due segnali che ci allertano che sempre più spesso si odia Cristo in Spagna. Lo stato naturale della Chiesa è la persecuzione. Quando ci sono stati più santi in Spagna se non durante la seconda repubblica e negli attacchi sanguinari contro la fede e Cristo?

Come sta affrontando la gerarchia ecclesiastica questa escalation?

Purtroppo la gerarchia quasi nella sua totalità si è consegnata devotamente al Partito Popolare e ha deciso con alcune eccezioni, solamente di dare battaglia nelle questioni economiche: la tassa municipale di proprietà, le lezioni di religione nelle scuole, le questioni tributarie etc…

La cosa peggiore che può capitare alla Chiesa Cattolica è che i suoi problemi siano confinati a dove destinare i risparmi, quali investimenti finanziari effettuare o come occupare centinaia di migliaia di appartamenti vuoti. Ad esempio: mentre Cristina Cifuentes, presidente della comunità autonoma di Madrid approva varie leggi totalitarie e le applica contro un povero collegio come il Giovanni Paolo II, su 13Tv, televisione che la Conferenza episcopale mantiene con più di 10 milioni di euro all’anno di sovvenzioni a fondo perduto, le sono state fatte diverse interviste “in ginocchio” nelle quali non le si è mai chiesto nulla sulle leggi e sulla sua attività totalitaria.

I vescovi si riuniscono semestralmente nella Conferenza episcopale e negli ultimi 10 anni non sono stati capaci di articolare una difesa argomentata solida rispetto al colonialismo ideologico contro il quale ci stiamo scontrando. Non sono stati capaci di formare sacerdoti e laici con un’antropologia cristiana, non sono stati capaci di difendere con le unghie e con i denti il carattere sacro di tutta la vita umana. Hanno emesso soltanto lunghissimi documenti sociali o piani pastorali che nessuno ha mai letto e che non importano a nessuno.

Il mondo laicale invece sembra particolarmente attivo, come dimostra la vicenda di Hazteoir. 

Penso che ad esprimersi al meglio sia stato Juan Manuel Prada, quando in un articolo lamentava che “quelli che più sono obbligati a parlare (fino allo spargimento del sangue) se ne stanno invece tranquilli, salvo poche e eroiche eccezioni, e non sempre per prudenza”. Inoltre segnalava che “in qualunque esercito se al fronte si pongono ufficiali che agiscono come polli distratti, attenti solo allo stipendio o alla carriera, inevitabilmente si va incontro alla disfatta”. Questo è ciò che è accaduto. Alcuni pochi laici invece, organizzati, minoranze creative come diceva Benedetto XVI, cercano di cambiare il corso della storia in Spagna e contano su Cristo. (di Andrea Zambrano)