La Croce Rossa di Roma promuove lo stile di vita gender-fluid

Il 13 luglio è stata inaugurata a Roma Refuge LGBT, la prima casa d’accoglienza dedicata a giovani gay, lesbiche e trans, vittime di violenza e discriminazione, un progetto della Croce Rossa di Roma e del Gay Center, realizzato con il sostegno della Regione Lazio e della Chiesa Valdese.

Come si legge su Roma Today Refuge LGBT replica in Italia un modello già applicato in Francia

“nasce da una idea di Gay Center/Gay Help Line nel 2007, durante il meeting europeo dei numeri verdi antiomofobia a Parigi, tramite l’incontro con l’associazione francese Refuge, che da molti anni gestisce le case famiglie per giovani lesbiche, gay e trans vittime di discriminazioni”.

A tagliare il nastro della nuova casa-famiglia LGBT erano presenti il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il Presidente di Croce Rossa di Roma, Flavio Ronzi, il Portavoce del Gay Center, Fabrizio Marrazzo e il  segretario nazionale di Arcigay, Gabriele Piazzoni.

Quest’ultimo ha sottolineato a Repubblica.it la propria soddisfazione, elogiando l’operato della Croce Rossa:

“Non possiamo che essere entusiasti dell’iniziativa della Croce Rossa che ha saputo far tesoro delle competenze dell’associazionismo lgbt locale per mettere in campo una buona pratica che già in altri territori abbiamo visto emergere. (…)  Ora grazie alla collaborazione tra Croce Rossa e Gay center e al sostegno delle istituzioni, questo strumento prende forma proprio nella capitale, in maniera concreta ed efficace, a disposizione delle persone lgbt innanzitutto, ma anche di tutti gli amministratori pubblici e le associazioni che vorranno replicarlo nei loro territori. La tutela delle vittime, d’altronde, è uno dei tasselli indispensabili nelle politiche di contrasto ai crimini d’odio e alle violenze di genere, perciò – conclude Piazzoni – l’implementazione di strutture come Refuge Lgbt rappresenta un passo concreto fatto nella giusta direzione”

Con il progetto Refuge LGBT la Croce Rossa di Roma, ignorando o facendo finta di ignorare i pericoli e i rischi insiti nell’adozione del deleterio stile di vita “gender fluid”, recentemente denunciati anche dal Sistema sanitario pubblico inglese, si adegua al gender diktat globale in materia di sessualità, dando il proprio imperdonabile supporto al processo di normalizzazione della devianza sessuale tra le giovanissime generazioni.