Proprio nei giorni in cui l’Osservatorio Gender pubblicava un articolo sulla figura di Mario Mieli, a conferma di quanto sia ancora attuale e viva la sua influenza all’interno  della comunità LGBT italiana, presso la “Casa delle donne” di Terni ha avuto luogo la prima di tre giornate dedicate allo stesso Mario Mieli. Il workshop sulla vita e l’opera di Mieli,considerato l’ideologo e il padre fondatore del movimento omosessuale italiano, intitolato“Elementi di critica omosessuale”, è stato organizzato e promosso da diverse associazioni LGBT tra cui l’Associazione Esedomani Terni, Agedo Terni, Terni Donne, la Casa delle Donne, ed ha ricevuto anche il patrocinio del Comune di Terni.

Sabato 17 aprile a Terni sono intervenuti Andrea Maccarrone, attivista gay ed ex-presidente del “Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli”, e il docente Franco Buffoni che ha presentato un documentario, da lui realizzato, su Mario Mieli. I prossimi due appuntamenti sono previsti per il 22 e il 29 aprile.

L’attivista gay Maccarrone ha cercato di giustificare le ambiguità del pensiero di Mieli riducendola ad una semplice “provocazione”, ribadendo però come sia necessario “educastrare” i bambini per liberarli dalla “norma eterosessuale” imposta dalla società e lasciarli così liberi di esprimere la propria sessualità poliforme senza condizionamenti:

 “Si cita sempre una pagina, questa pagina non può essere interpretata staccandola dal resto dell’opera (…) Mario Mieli non era assolutamente pedofilo, la sua era una provocazione quando parla di educazione e di sessualità nell’infanzia, il complesso di Edipo, il complesso di Elettra, le fasi di sviluppo della sessualità nel bambino  le inventa la psicanalisi, non Mario Mieli“.

Secondo il suo pensiero (…) nel percorso di educazione , che lui chiama educastrazione, i bambini e le bambine vengono costretti, di fatto, all’eterosessualità; tracciando il proprio desiderio, Mario Mieli, in realtà , immagina una educazione più rispettosa dei bambini, della loro identità, del loro percorso naturale di formazione non attraverso la violenza ma attraverso la possibilità di dare ai bambini di esprimersi in maniera più libera e , quindi, non vivere la nevrosi di una sessualità negata. Ciò avviene perché nella famiglia tradizionale, nella nostra cultura, si presuppone la eterosessualità delle persone“.

 

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