“Ormai è sdoganato anche questo”, mi racconta un Italiano che vive in America (Massachusetts) da sei anni con la famiglia in riferimento all’incremento dei bambini spinti a credere di appartenere al sesso opposto a quello di nascita. E poi mi spiega di un conoscente separato dalla moglie il cui figlio giocava con le bambole. “Ad un certo punto il padre gli ha detto: “Bene, significa che sei una bambina”. E così ha iniziato a riferirsi a lui come fosse una femmina”. Il piccolo, ormai cresciuto, ora sostiene che “a 18 anni farò l’operazione chirurgica”. Eppure, ha continuato l’italiano, “anche il mio terzo figlio giocava con le bambole. E allora?”.

E allora sono sempre di più le persone indottrinate dall’ideologia gender. A confermare la crescita di un fenomeno fra i più abominevoli agli occhi di Dio, perché oltre a sovvertire la Sua creazione lede l’innocenza spingendo i piccoli a pensare a questioni relative alla sessualità (cosa molto gradita agli sponsor della pedofilia), sono i numeri del mondo anglofono. Basti pensare che nella prima parte di quest’anno in Gran Bretagna ben 87 bambini si sono rivolti alle cliniche che tratterebbero i disturbi legati alla propria identità, mentre 4 anni fa (agli albori dello sdoganamento di questa ideologia) erano meno di 20. Chris McGovern, ex consigliere del ministero dell’Educazione, commentando l’impennata, ha spiegato che “si tratta di un’industria in cui la gente fa carriera incoraggiando i bambini a mettere in discussione il proprio sesso in età in cui dovrebbero essere lasciati liberi di essere e vivere da semplici bambini”. Si sa infatti che questo non è un problema dei piccoli se non quando lo diventa per gli adulti, che orami parlano ai bambini dell’identità sessuale come di una libera scelta. I casi di confusione patologica dei bimbi sono sempre stati minimi, circoscrivibili e normalmente curabili, diversamente da oggi in cui l’ideologia li plagia fino a creare ferite profonde, incrementando così i numeri come sta accadendo nei paesi anglofoni: “Quando gli insegnanti sollevano la questione (la menzogna dell’identità sessuale libera, ndr) i bambini possono confondersi, rimanerci male o restare traumatizzati”, ha continuato McGoven. Anche la femminista inglese Joanna Williams ha denunciato il sistema vigente in cui “si incoraggiano anche i bambini più piccoli persino a mettere in discussione il loro essere veramente maschi o femmine”.

Ma che ogni tabù sia caduto e che non si cerchi nemmeno più di nascondere quello che realmente si insegna durante i corsi all’affettività o contro il bullismo, lo chiarisce bene la scelta della Bbc di mandare in onda un programma intitolato “Non più bambini e bambine: possono i nostri bambini essere liberi dal gender?” in cui si fanno esperimenti nelle classi elementari inglesi. Eppure la violenza è svelata immediatamente, quando i 23 alunni di 7 anni rispondendo al test iniziale dimostrano che prima dell’indottrinamento dei produttori la loro percezione della differenza sessuale era molto alta. Una bimba risponde, ad esempio, che “i bambini sono migliori a comandare”, mentre un’altra sostiene che le “femmine sono più brave nel farsi belle”. Ovvio? No, secondo i conduttori del programma è uno scandalo da debellare. Perciò, sebbene quelli descritti dai bambini siano dati di fatto banali ed evidenti, oggi bisogna difenderli con le unghie da un martellamento che vuole ingannare i piccoli, rendendoli manipolabili. Se servisse anche mettendoli contro le loro stesse famiglie.

Basti pensare alla donna americana ricorsa in appello all’inizio di agosto, dopo che una scuola del Minnesota, senza il suo consenso, aveva avviato il processo per il cambiamento di sesso richiesto dal figlio minorenne. La motivazione del giudice e della scuola contro il diritto dei genitori all’educazione (da sempre garantito per proteggere i piccoli dallo Stato, supponendo che il genitore sia colui che ha più probabilmente come unico interesse il bene disinteressato del figlio) è che questo diritto non può spingersi oltre il diritto alla salute del figlio. Ma la madre, in appello, ha fatto di nuovo leva sul suo diritto all’educazione. Ancora peggio quanto avvenuto a fine luglio in un asilo dell’istituto paritario Rocklin Academy Gateway in California. Qui un insegnante, all’insaputa dei genitori, ha celebrato di fronte alla classe la scelta della famiglia di un bambino di 5 anni di considerarlo una donna. Di fronte a tutti lo ha fatto uscire dal bagno vestito da bambina e chiamandolo con un nome femminile. Grazie alle proteste delle famiglie è emerso che i piccoli sono tornati a casa letteralmente terrorizzati. Jonathan Keller, membro del California Family Council, ha dichiarato: “Molte bambine sono tornate a casa dai genitori in lacrime chiedendo, “mamma, papà, diventerò un maschio?”, mentre un bambino che prima ad ora non aveva mai menzionato questioni di questo tipo ha domandato di imitare il compagno celebrato dall’insegnante e di andare a scuola vestito da femmina. Ma, nonostante alcune proteste, il 21 agosto la scuola ha preso le parti dell’insegnante citando le leggi dello Stato contro la discriminazione.

Purtroppo c’è poco da stupirsi. Infatti, una volta che viene considerato vero il fatto che si nasce con un sesso ma che si può e si deve poter appartenere ad un altro, pena l’infelicità della persona, non è possibile scandalizzarsi se poi lo Stato si oppone ad un genitore o se una scuola prende le parti dell’insegnante che dice ai piccoli che il sesso è flessibile. Ciò significa che difendere il diritto di educazione dei genitori non basta più. Bisogna partire da ciò che sostiene tale diritto, sottolineando cosa è giusto o sbagliato per ogni uomo: se seguire la legge naturale o se distruggerla e riconoscere l’esistenza di un bene e di un male oggettivi, da perseguire il primo e da ostacolare il secondo. Tirarsi indietro da questo giudizio per non “alzare i muri” è connivenza con un male che getta in una confusione infernale gli innocenti, il peggiore che si possa commettere: “Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare” (Matteo 18,6). (Benedetta Frigerio)